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Home / Eluana Englaro / Le dichiarazioni

Le dichiarazioni

Comunicato di Sergio De Muro e Valerio Federico, rispettivamente coordinatori Cellula Coscioni Lecco e Milano

Lecco, 9 luglio 2008


CASO ENGLARO – De Muro e Federico: “Dalla sacralizzazione di zigoti ed embrioni si passa, finalmente, al diritto di ogni persona di scegliere sulla propria vita”

Appresa la notizia favorevole a Eluana Englaro e alla sua famiglia Sergio De Muro e Valerio Federico, coordinatori rispettivamente delle Cellule Coscioni di Lecco e di Milano hanno dichiarato:”Pensavamo che fosse solo l’ennesima tappa del calvario. Invece, a sorpresa, è diventata l’ultima e la più positiva per Eluana Englaro, che da sedici anni viene tenuta in vita in coma irreversibile contro la sua volontà espressa prima dell’incidente, e di suo padre Beppino, che ha sempre lottato per far esaudire la volontà della figlia”.

De Muro e Federico proseguono: “Finalmente dopo sedici lunghi e sofferti anni, a prezzo di grandi sacrifici dei genitori di Eluana, finalmente, grazie alle battaglie di Luca Coscioni, Piero Welby, Giovanni Nuvoli, finalmente, dopo i digiuni, le manifestazioni, le firme e gli appelli di centinaia di migliaia di cittadini, FINALMENTE la Cassazione e ora la Corte di Appello di Milano hanno ristabilito lo stato di diritto, riconoscendo la piena libertà di scelta di Eluana Englaro, libertà sancita dall'Art. 32 della Costituzione Italiana oltre che dalla Convenzione di Oviedo”.

Sergio De Muro aggiunge:” una sentenza che non lascia dubbi e fa storia, divenendo importante testimonianza di rispetto di un diritto e del Diritto, un punto di riferimento per tutti coloro che chiedono il semplice rispetto della propria libertà di scelta. Per tutto questo vogliamo ringraziare di cuore Beppino Englaro per tutto l'impegno, la fatica, la sofferenza che ha dovuto portare sulle spalle e lo stringiamo in un lungo abbraccio liberatorio”.

Conclude Valerio Federico:” Proprio nella regione italiana da anni “all’avanguardia” nel non garantire ai cittadini alcuni diritti individuali sanciti dalla legislazione italiana ma sempre pronta a sacralizzare zigoti ed embrioni, si chiuderà una vicenda tragica riaffermando pienamente il diritto di ogni persona di scegliere sulla propria vita”

Comunicato della Commissione Nazionale di Bioetica della Chiesa Valdese

La Commissione Bioetica della Chiesa Valdese intende esprimere la propria solidarietà nei confronti della famiglia Englaro e ribadire la propria posizione a favore della libertà di cura, che è sempre e contestualmente libertà di rifiutare la cura. I giudici hanno ritenuto dimostrata sia l’irreversibilità dello stato vegetativo della paziente, sia la conformità della scelta di interrompere la nutrizione e idratazione forzate alla volontà espressa a suo tempo da Eluana Englaro, e alla sua concezione della dignità e qualità della vita. “Come cristiani” – afferma una nota della Commissione Bioetica valdese -, “riteniamo sia necessario guardare alle persone viventi e alla loro sofferenza, che non può essere dimenticata in nome di principi universali e astratti, né può essere subordinata a una norma oggettiva e precostituita che venga ritenuta valida in quanto presunta ‘legge naturale’. Crediamo infatti che il cuore dell'etica cristiana debba essere la sollecitudine verso le persone nella loro irrinunciabile singolarità, spesso sofferente, talvolta – come nel caso di Eluana - addirittura tragica: di qui discende, secondo noi, un'idea della medicina come terapia rivolta a soggetti in grado di autodeterminarsi e in grado di decidere il proprio destino.  “La libertà individuale non va guardata con sospetto e identificata con l'arbitrio: per questo motivo, e in conformità con le posizioni espresse dall’ultimo Sinodo dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi, come Commissione Bioetica della Chiesa Valdese sollecitiamo da parte del Parlamento l’approvazione di una legge sulle direttive anticipate di fine vita.” Commissione Bioetica della Chiesa Valdese

 

Dichiarazione di Silvio Viale, ginecologo, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e della Direzione Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni

Nel dicembre del 2006 dalle pagine di Micromega mi accingevo a chiedere ai medici italiani di dichiararsi disponibili ad aiutare Welby, ma l’inatteso intervento di Mario Riccio mi costrinse ad un più misurato appello per un’autodenuncia solidale. Come prevedibile, risolto il caso Welby, la cosa fini nel nulla e nemmeno il caso Nuvoli, che ottenne di morire per inanizione, scosse più di tanto la pletora dei medici italiani. Poi vennero le archiviazioni sia per Welby che per Nuvoli e la scoperta dell’amministratore di sostegno. Ora, dopo le sentenze sul caso di Eluana Englaro, è in gioco l’onore dei medici italiani. Chiunque sarà il colega che sarà chiamato ad aiutare Eluana ad avere il riconoscimento della morte anagrafica, dopo che quella reale è giunta da tempo è la cosa più giusta, dovrà sentire dietro la propria la mano dei medici italiani. Nessun medico, in scienza e coscienza, può affermare che l’attività corticale di Eluana non sia completamente compromessa, come ha mostrato l’autopsia di Terri Schiavo. Dopo 15 anni di stato vegetativo il suo cervello pesava 625 g, cioè la metà di uno normale. Dal punto di vista della scienza in queste condizioni le funzioni cerebrali che presiedono alla coscienza sono irrimediabilmente assenti, Dal punto di vista della coscienza, qualunque coscienza, e arduo ritenere che il suo beneficio sia quello di rimanere in quella condizione, soprattutto dopo che il tribunale ha accertato che Eluana non avrebbe voluto rimanere in quella condizione. Se riferendomi al caso Welby, scrivevo allora che in fondo si trattava di un semplice caso di pratica medica, oggi debbo osservare che si tratti di semplice buon senso e che i medici italiani debbono dimostrare di non averlo perso. Faccio appello perché i medici aggiungano la propria mano, perché lo facciano i medici parlamentari, i medici noti e meno noti, i presidenti degli Ordini, i dirigenti dei sindacati medici, dichiarando in ogni occasione che dietro la mano del collega che interverrà ci sarà anche la propria. In tema di salute, di vita e di morte i medici non possono permettersi di sembrare meno sensibili dei magistrati.

Comunicato di Mario Riccio, anestesista di Piergiorgio Welby, e Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

"Si tratta di una decisione di buon senso. – queste le prime parole di Marco Cappato acommento della sentenza - 
I giudici del caso Englaro hanno dimostrato rispetto, oltreche della Costituzione, sia della storia e del vissuto di 
Beppino Englaro che diquella di Eluana. È’ tempo che il corpo di Eluana, trattato come un oggetto da una politica 
ottusa e ideologica -conclude il segretario dell’Associazione Luca Coscioni -, sia dissequestrato e restituito alla 
volontà da lei espressa”. Per Mario Riccio, medico anestesista del caso Welby, “la sentenza di oggi sul caso
Englaro è importante e storica, e letta assieme alla sentenza Welby, dà pienalegittimità giuridica ai testamenti 
di vita anche nel nostro paese”.“Infatti le duesentenze – continua Riccio, oggi consigliere generale dell’Associazione
Luca Coscioni- riconoscono la natura terapeutica di ogni trattamento e l’obbligatorietà dirispettare il volere 
del paziente anche dopo che questo ha perso, eventualmente,capacità di intendere e volere 
(come d’altronde anche il Codice di deontologia medicasostiene)".

Dichiarazione di Maria Antonietta Coscioni, Deputata Radicale-PD, Presidente Associazione Luca Coscioni

Ancora una volta la magistratura ha assolto una funzione che propriamente dovrebbe essere della politica.C'è nel caso della Englaro un vuoto legislativo. Ancora una volta la magistratura ha dato forza alla conoscenza della volontà di Eluana, che e' sempre stata espressa dalla voce del padre. Finalmente vengono riconosciute l'alimentazione e l'idratazione artificiale come trattamenti che possono essere sospesi in condizioni di acclarata irreversibilità.Per colmare il vuoto due sono le proposte di legge che la delegazione dei deputati radicali nel Pd ha già presentato in questo inizio di legislatura: una in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipata nei trattamenti sanitari e l'altra sulla tutela della dignità della vita e disciplina dell'eutanasia.Basta con i comportamenti rinunciatari ed omissivi della politica. E’ giunto il momento che il parlamento affronti e dibatta la questione.

Dichiarazione di Silvio Viale, Direzione Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni

Senza esitazioni la definisco una vittoria. La sentenza della Corte d’Appello di Milano è un atto di giustizia per Eluana e di speranza per tutti. E’ anche un altro schiaffo, dopo quello della Cassazione, ad un Parlamento che non sa legiferare nemmeno sul testamento biologico, incapace di affrontare i grandi temi che lo sviluppo della tecnologia medica ed il prolungamento della vecchiaia pongono all’uomo. E’ una vittoria per l’uomo contro la barbarie di chi, in nome di un vitalismo estremo, vorrebbe negare la pietà e imporre la tortura. Come è avvenuto per Terri Schiavo, la decisione della Corte d’Appello di Milano ripara solo a un torto che perdura da anni, ma ha la forza di un atto che parla alle coscienze e che è condiviso dalla maggioranza dei cittadini.Come facilmente prevedibile, ora scatterà l’ipocrisia dell’obiezione di coscienza, degli ostacoli tecnico-giudiziari, degli impedimenti logistici, ma sono certo che non mancheranno i medici (io tra quelli) che saranno disponibili a permettere il rispetto della volontà di Eluana come stabilito dalla Corte d’Appello di Milano.

Certo, la vittoria di Eluana non esaurisce la nostra battaglia per una legge sull’eutanasia volontaria come in Olanda, Belgio e Lussemburgo, ma è un passo avanti verso l’affermazione del principio di autodeterminazione del paziente, già presente nel nostro ordinamento, e afferma un principio etico di civiltà. Con esso non si impone niente a nessuno, ma si ampliano i diritti dei cittadini.

Dichiarazione di Rita Bernardini, Deputata Radicale-PD, dal suo intervento alla Camera sulla vicenda Eluana Englaro

“Noi della delegazione radicale nel gruppo del PD plaudiamo alla decisione della Corte d’Appello di Milano sul caso di Eluana Englaro: crediamo infatti che i giudici abbiano applicato la legge fondamentale dello Stato, in particolare l’articolo 32 della nostra Costituzione, laddove afferma che “nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contrari alla sua volontà”. Eluana Englaro aveva 21 anni quando fu coinvolta nell’incidente che l’ha ridotta in stato vegetativo, e oggi, dopo 16 anni, ne ha 37.  Ancora giovanissima, aveva espresso chiaramente ai genitori la sua volontà, quando un compagno di classe finì ridotto in stato vegetativo: “se dovessi ridurmi così, vi prego, intervenite, fate qualcosa, io non vorrò vivere in queste condizioni”, disse alla sua famiglia. Purtroppo ad Eluana è toccata la stessa sorte del suo compagno. 

Ritengo che sia nostro dovere ispirarci alla legge fondamentale, alla nostra Costituzione. E credo fermamente che questo Parlamento debba intervenire sul testamento biologico e sul progetto di legge riguardante l’eutanasia, tenendo ben presente che non assumersi responsabilità su questa materia, significa lasciare campo libero all’eutanasia proprio per chi non l’avrebbe voluta: si tratta dell’eutanasia clandestina, che viene praticata senza alcuna regolamentazione, e su cui da tempo noi radicali - e in particolare l’Ass.ne Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica - chiediamo un’indagine conoscitiva da condurre con la serietà richiesta da questo tipo di indagini.

 Mi auguro che proprio da questo episodio - che sui giornali e nell’opinione pubblica ha riaperto il dibattito sollevato da Piergiorgio Welby, con la sua drammatica vicenda - il Parlamento possa trarre lo spunto per riflettere, discutere e prendere una decisione che non può più essere rinviata.”

Dichiarazione di Donatella Poretti, Senatrice Radicale-PD

Il padre di Eluana Englaro, la donna che dal 18 gennaio 1992 vive in coma permanente dopo un incidente stradale, e' stato autorizzato dai giudici della Corte d'Appello civile di Milano a interrompere il trattamento di alimentazione e idratazione forzato che tiene in vita la figlia.
E' incredibile che ci siano voluti almeno nove anni e almeno sette gradi di giudizio (per ben due volte si e' arrivati in Cassazione) per affermare un diritto, quello alla libera scelta dei trattamenti sanitari, sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Niente potra' far dimenticare l'assurdo calvario giudiziario imposto alla famiglia Englaro, proprio quando viveva al suo interno una delle piu' tragiche perdite che si possano immaginare.
Ma grazie al coraggio e alla determinazione di Beppino Englaro, ma anche alle battaglie di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli, oggi abbiamo fatto un enorme passo verso il rispetto del dettato costituzionale e dei diritti civili.
Per quanto mi riguarda, in commissione Sanita' del Senato, continuero' la mia battaglia per l'approvazione di una legge sul testamento biologico, affinche' nessun altro sia costretto a subire il trattamento indegno ed umiliante riservato ad Eluana Englaro.

Dichiarazione di Antonella Casu, Michele De Lucia e Bruno Mellano, Segretaria, Tesoriere e Presidente di Radicali Italiani

Oggi, dopo 16 anni in cui il corpo di Eluana Englaro e le vite dei suoi familiari sono stati tenuti letteralmente in ostaggio, con la violenza propria di chi ha eletto la libertà di scelta individuale a nemico pubblico numero uno, possiamo dire che, questa volta, “esiste un giudice a Milano”, e che i giudici della Corte d’Appello civile di Milano hanno reso giustizia. Non è ammissibile, in uno stato di diritto, che possano avvenire, e ripetersi, vicende come quella di cui sono stati vittime Eluana e i suoi cari. Il nostro impegno, più che mai alla luce di quanto accaduto oggi, è quello di proseguire e rilanciare la battaglia radicale, laica, liberale, di Luca Coscioni e Piero Welby, e dei tanti Luca Coscioni e Piero Welby che “lor signori” vogliono sconosciuti, muti e clandestini, per la libertà di scelta individuale, per nuove e adeguate leggi che siano scritte per la persona, non contro la persona, che siano leggi di uno stato laico, e non di uno stato a sovranità limitata perché vaticana.

Dichiarazione di Marco Pannella 

''E' chiaro che la lunga lotta di un padre e di una famiglia per far vivere questa paternità, onorandola e non facendosi complice dei secondini, oggi porta all'affermazione della civiltà giuridica umana e civile: quell'amore che noi evochiamo da sempre''.

Commenta così, Marco Pannella, a margine di una conferenza dei Radicali a Montecitorio, la notizia dell'interruzione dell'alimentazione forzata, stabilita dai giudici, per Eluana Englaro, la ragazza che si trova da anni in coma. Questi fatti dimostrano, ha aggiunto il leader storico dei Radicali che da anni si batte per il diritto all'eutanasia per i malati terminali, che così ''viene premiata la tenacia di aver atteso 16 anni''

Dichiarazione di Rocco Berardo, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni

Le posizioni espresse da Monsignor Rino Fisichella,a nome della gerarchia Vaticana,sul tema delle decisioni di fine vita per il caso Englaro, sono estranee al sentiredel Paese, ai cattolici in primis. Lo dimostrano i sondaggi che sono stati pubblicati in passato sul tema del testamento biologico e dell'eutanasia, e sono confermate oggi dalla schiacciante opinione dei lettori di Repubblica.it che in un sondaggio online si schierano nettamente dalla parte del padre diEluana, Beppino Englaro, così come accadde per il caso di Piergiorgio Welby.Il Parlamento ora rifletta: non si tratta della falsa contrapposizione tra laici ecattolici. A destra e a sinistra,nella maggioranza come nell'opposizione, è ora diaprire un confronto non ideologico, per corrispondere a delle scelte di civiltà giuridica. Non si possono abbandonare le persone al loro destino, o meglio al destino di una macchina o di un medico, contro la loro stessa volontà.

Commento di Lucia Codurelli, Deputata PD (da MerateOnLine)

"Finalmente dopo 16 anni è stata rispettata la volontà di Eluana che aveva scelto di dire no all`accanimento terapeutico ancora quando era consapevole delle sue scelte. Finalmente oggi è stata ascoltata la volontà dei suoi genitori che si sono battuti fin dall’inizio per veder rispettato il volere della loro figlia.
La decisione dei giudici rappresenta un precedente importante in Italia, che ora rende necessario affrontare seriamente il tema del testamento biologico. Questo tema che coinvolge molte più persone di quanto possiamo immaginare".

L’onorevole Lucia Codurelli ha più volte partecipato ad iniziative e manifestazioni di sostegno alla lotta intrapresa dal padre di Eluana, e più volte ha sostenuto la necessità di interrompere l’alimentazione forzata di Eluana.
"E’ necessario aprire un dibattito sul testamento biologico, ciò significa prendere atto che il problema esiste e riguarda la vita (o meglio la sopravvivenza fisica) di persone costrette in una condizione di sofferenza irreversibile e private in molti casi della dignità stessa che accompagna l`esistenza di ciascuno di noi. Penso sarebbe un limite (culturale in primo luogo) reagire preventivamente con una posizione di rifiuto al confronto, ci sono temi difficili, magari come in questo caso più che difficili, che la politica non può non affrontare e nemmeno vincolare problematiche come questa nella griglia delle appartenenze politiche o di coalizione, occorre invece ricercare saggiamente la soluzione con uno sforzo doveroso nei confronti di tutti. "

Comunicato di Davide De Bella, Segretario Provinciale Partito Socialista

La Federazione Provinciale di Lecco del Partito Socialista saluta con grande commozione e soddisfazione la sentenza della Corte di Appello di Milano riguardante il dramma vissuto per ben sedici anni dalla famiglia Englaro. La pervicacia del potere legislativo nel non regolamentare quanto chiaramente stabilito dall`art. 32 della Costituzione Italiana, ancora una volta, ha costretto il potere giudiziario a supplire alla carenza e, attraverso una lunga serie di processi in cui non sono mancate le sollecitazioni a legiferare in materia, interpretare per esteso quanto andava regolamentato.
Questa sentenza, tanto quanto la risoluzione della Corte di Cassazione precedente e generatrice di quest`ultimo dibattimento, segna un precedente importante e ristabilisce quanto riconosciuto come diritto costituzionale. E con questo viatico che ci impegnamo a farci promotori, in collaborazione con tutte le forze laiche disponibili, di una forte mobilitazione a sostegno di una regolamentazione delle dichiarazioni anticipate sul trattamento medico dette anche `Testamento Biologico`, per riempire un vuoto che lascia ampi spazi decisionali a tutti gli attori tranne che al diretto interessato, il malato..
Da sempre vicini e solidali alla battaglia di libertà e civiltà di Beppino Englaro, viviamo questo momento con una sensazione di liberazione, il vedere finalmente rispettato il diritto di scelta individuale ridona, speriamo non solo per un attimo, la speranza che in questo paese la giustizia torni ad essere autonoma, indipendente, efficiente, in poche parole al servizio del cittadino.
In questi giorni opachi in cui della giustizia si continua a fare un uso pro domo propria da parte di molti attori politici attualmente alla ribalta, questa sentenza dovrebbe far comprendere la drammatica urgenza di una riforma della giustizia affinché possa dispiegare appieno i benefici effetti in tempi ed in modi consoni ad un paese civile, laico e democratico.
 

Commento di Antonella Faggi, Sindaco di Lecco 

Interpellata sulla sentenza del caso Englaro, su cui da anni gravita l`attenzione mediatica della città, il sindaco di Lecco Antonella Faggi ha commentato: "E` una situazione troppo intima e delicata per rilasciare dichiarazioni. Un mio commento sulla situazione di Eluana e di suo padre sarebbe avulso in merito alla vicenda . Capisco le sofferenze che ha trascorso la famiglia in questi anni, posso solo dare il mio sostegno. Il padre di Eluana si ritroverà, in un modo o nell`altro, davanti a scelta terribile. Una figlia in stato vegetativo da una parte e il concetto di vita dall`altro. Non mi sento di poter dare una dichiarazione nel merito giuridico della vicenda. Ma solo il mio appoggio e la comprensione al padre che ha avuto la forza di sopportare questa situazione"

Commento di Riccardo Massei, medico anestesista che intervenì su Eluana 16 anni fa, una volta giunta in ospedale

"Eluana è in coma vegetativo permanente ormai da anni e non può provare alcuna sofferenza o psichica. Non è infatti in grado di reagire agli stimoli qualsiasi essi siano". E` quanto dichiarato al quotidiano online La stampa da Tommaso Ciacca, anestesista e rianimatore che fa parte della direzione dell’associazione Luca Coscioni. Il medico, che ha seguito la vicenda di Giovanni Nuvoli, definisce «più che giusta» la decisione dei giudici di Milano. Un caso tuttavia diverso: Nuvoli, infatti, aveva chiesto di interrompere la ventilazione artificiale pur essendo cosciente. "In quel caso serviva sedarlo - ha spiegato Ciacca che venne fermato dai carabinieri prima che staccasse il respiratore - mentre per la Englaro non serve".
Il dottor Riccardo Massei, primario di rianimazione all`ospedale di Lecco ha affermato che “la morte di Eluana non avverrà all’ospedale Manzoni” ribadendo la sua posizione a "essere per la vita. Aggiungo anche che Eluana non potrà mai migliorare, su questo possiamo mettere la mia mano, o quella di altri, sul fuoco. Chiariamo anche che non è assolutamente un caso di eutanasia. Detto questo, l’atto di togliere il sondino, e non spegnere la spina come molti dicono, spetta al padre".

Commento di Giuglio Boscagli, Assessore alla Famiglia della Regione Lombardia (da MerateOnLine)

"Chi si prenderà la responsabilità di far morire di fame e disidratazione Eluana? Perché questa è la conseguenza della sentenza pronunciata oggi dalla Corte d`Appello civile di Milano." Così commenta Giulio Boscagli, assessore alla Famiglia e Solidarietà Sociale di Regione Lombardia, la decisione di autorizzare lo stop del trattamento di alimentazione di Eluana Englaro. "Non dobbiamo -- spiega Boscagli -- sottovalutare il dramma del padre e dei famigliari di Eluana, che da 16 anni accompagnano attoniti la sua presenza silenziosa; ma per amore di verità non possiamo neanche negare ciò che è evidente: la vita di una persona è un valore indisponibile per chiunque"."La nostra civiltà -- sottolinea Boscagli -- che nei secoli è riuscita - pur tra drammi e difficoltà -- a rifiutare allo Stato il diritto di vita e di morte, si trova oggi radicalmente ferita da una sentenza che mette in discussione un principio fondamentale della convivenza." "In Lombardia -- conclude Boscagli -- sono circa cinquecento le famiglie che vivono quotidianamente il dramma di Eluana e la Regione è impegnata ad accompagnare e sostenere queste famiglie nel drammatico compito di sostenere un peso apparentemente insopportabile. Questo ci piacerebbe fosse l`impegno di tutte le istituzioni dello Stato prima e aldilà di ogni ideologia"

Comunicato dell'Ordine dei Medici di Lecco

Nessun medico, o almeno “nessuno che abbia dei valori, e in particolare il valore della vita”, dovrebbe applicare la sentenza che permette il distacco del sondino che alimenta Eluana Englaro. L’Ordine dei Medici di Lecco, competente per il caso, invita esplicitamente all’obiezione di coscienza, che sarebbe “non solo comprensibile ma auspicabile”. IL Presidente uscente dellOrdine, Angelo Villa, è lapidario: “C’è un giuramento di Ippocrate dove è detto che non bisogna usare nessuna pratica per procurare la morte degli altri. Oggi i problemi sono nuovi perché esiste il coma permanente, mentre prima il medico si affidava al Padreterno. Ma la deriva è verso l’eutanasia”. L’Ordine si dice “fermamente contrario” alla cessazione del trattamento per Eluana, condannata allo stato vegetativo da oltre 15 anni: “La morte è meglio non lasciarla nelle mani di qualcuno. La vita si deve rispettare nella sua integrità, se si intacca anche solo un pezzettino si finisce per non rispettare più nulla, il resto sono solo ipocrisie”. Tuttavia, se un medico appartenente all’Ordine di Lecco eseguisse la sentenza, l’Ordine stesso “non prenderebbe provvedimenti contro questo medico, perché la legge glielo consente. Ma c’é un gravissimo vuoto normativo, in questi casi forse uno dovrebbe dare retta alla propria coscienza”. 

Commento della Curia di Milano

L’amore per i più piccoli e poveri ci porta a guardare con particolare attenzione a coloro che, come Eluana, dipendono in tutto, perfino nel cibo e nell’acqua, dalla cura altrui, sicuri, in tal modo, di attuare concretamente il comando evangelico di “dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati”.
Davanti alla condizione di Eluana (la cui famiglia abita a Lecco, nella Diocesi di Milano) che l’Arcivescovo ha già avuto modo di visitare, è possibile proporre, con rispetto, alcune immediate considerazioni.
Non entriamo nel merito dei sentimenti altrui, né esprimiamo giudizi sulle persone, che spettano ultimamente a Dio. Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. Ne danno testimonianza silenziosa e amorevole, da ormai quattordici anni, le Suore Misericordine e il personale sanitario della Clinica “Talamoni” di Lecco.
Eluana, quindi, non va guardata come un “caso clinico” su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana.
La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l’accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona. L’altro interrogativo, di carattere giuridico, non presenta per ora elementi sufficienti per essere adeguatamente valutato. Ci auguriamo che si reagisca non in base ad approcci emotivi e strumentali, ma considerando in modo pacato e ponderato i molteplici elementi in gioco, anzitutto la vita e la dignità della persona.

Dichiarazione di Roberto Busti, Vescovo di Mantova, per anni prevosto di Lecco 
MANTOVA - Per anni parroco della famiglia Englaro a Lecco e oggi vescovo di Mantova, Roberto Busti lancia dalle colonne dell'edizione odierna della Gazzetta di Mantova un appello al padre di Eluana, Beppino: "Rispetto il suo dolore - dice - ma adesso che ha ottenuto dallo stato ciò che chiedeva, la possibilità cioé di avere in mano la vita di sua figlia, consegni questa vita a chi vuole amarla ancora lasciandola vivere così".

Busti ricorda che quando era parroco di San Nicola a Lecco spesso andava a trovare la ragazza nella clinica Monsignor Talamonti dove è ancora ricoverata. "Eluana - scrive il prelato - è seguita tuttora da una suora che ha ragione quando dice che quando si accarezza il volto di Eluana lei reagisce, e vive per conto suo, senza macchine".

Da qui la proposta del vescovo, una "sfida", come la definisce lui: "Si provi a misurare con le nuove tecnologie mediche se Eluana ha o non ha la capacità di recepire o reagire di fronte a persone che interagiscono con lei. Perché se reagisce e lo si dimostra scientificamente, allora Eluana è una persona viva". "Io non voglio giudicare Beppino - conclude il vescovo - rispetto il suo dolore ma gli dico anche di non caricarsi di un gesto che spaccherebbe ancora di più il suo cuore. Lasci Eluana dov'é, dove chi l'ha seguita e nutrita in questi anni continuerà a farlo ancora con amore".
 


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