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CIAO ADELE
Un tributo ad Adele Faccio


E' MORTA ADELE FACCIO
di Michele Lembo

È morta a Roma Adele Faccio, storica esponente radicale, protagonista con il suo impegno delle lotte più dure condotte dal Partito Radicale negli Anni Settanta. Adele Faccio, in particolare ricordata per le sue battaglie in favore della legalizzazione dell'aborto, fu tra i primi quattro deputati radicali eletti in Parlamento nel 1976.

Non appena è stata diffusa la notizia della scomparsa di Adele Faccio, le agenzie di stampa hanno raccolto i messaggi e le dichiarazioni dei protagonisti della vita politica italiana per ricordarne la figura e l’impegno. Il Vicepremier Francesco Rutelli ricorda una «donna di carattere» e di «profondo disinteresse personale che, dopo i lunghi anni della militanza politica e parlamentare, aveva scelto nell’ultimo periodo della sua vita un profilo di grande discrezione e riservatezza». «Il nome di Adele Faccio è legato per sempre alla storia felice dell’acquisizione di diritti civili per le donne e gli uomini italiani». È quanto dichiara la senatrice dell’Ulivo Vittoria Franco, coordinatrice nazionale delle Donne Ds. «Esprimo ai radicali e ai familiari di Adele Faccio il nostro profondo cordoglio - aggiunge Vittoria Franco -. Il suo nome sarà per sempre legato a una fase importante e felice della nostra storia, quella dell’acquisizione di importanti diritti civili e sociali, significativi, soprattutto per le donne, come il diritto all’autodeterminazione. Adele Faccio ha condotto con coraggio e passione battaglie fondamentali di libertà».

«Ci uniamo al cordoglio dei familiari e degli amici di Adele Faccio ricordandone la figura di strenua e coraggiosa combattente per le libertà civili e i diritti delle persone, la pari dignità delle donne, la modernizzazione culturale e sociale del paese». Così il segretario dei Ds Piero Fassino ricorda l’esponente radicale. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia Faccio. «Con sincera commozione - afferma - ho appreso la notizia della scomparsa di Adele Faccio, deputata nella VII, nell’VIII e nella X legislatura, a lungo voce importante del dibattito politico e culturale italiano». «Passione, rigore e coerenza hanno contrassegnato la sua esperienza politica nel Partito Radicale ed il suo intenso impegno nelle grandi battaglie civili per la costruzione di una democrazia più avanzata e matura. Nel ricordare il suo contributo alla crescita del Paese - conclude Bertinotti - desidero esprimere a Voi tutti, in questo momento di profondo dolore, il più sincero cordoglio mio personale e di tutta la Camera dei deputati». Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato alla famiglia Faccio il seguente messaggio: «Partecipo con commozione al dolore per la scomparsa di Adele Faccio, di cui ricordo l’appassionata militanza politica e parlamentare, la generosa battaglia per l’affermazione dei diritti umani e civili, il coraggioso impegno per il riconoscimento del ruolo e della pari dignità delle donne, con cui ha contribuito all’evoluzione culturale e sociale del nostro paese nel segno dei fondamentali valori di libertà e di democrazia. Nel rendere omaggio a questa significativa testimonianza, rivolgo ai suoi familiari e a quanti le sono stati vicini l’espressione del mio profondo cordoglio».

«Avevo conosciuto Adele - ricorda il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, - all’epoca del mio primo mandato di parlamentare, quando per la prima volta i Radicali ebbero una loro rappresentanza alla Camera dei deputati. Erano i tempi delle grandi battaglie civili, del divorzio e dell’aborto e, cosa che spesso si dimentica, sul mantenimento delle garanzie dei diritti civili nell’epoca tragica degli anni di piombo». «Credo che non solo tutte le donne di questo Paese, ma tutti i democratici - conclude - debbano qualcosa alla sua figura». «Una donna che ha dedicato tutta la sua vita alla difesa dei diritti civili ci ha lasciati. Adele Faccio - dichiara il ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini - ci mancherà. Le sue battaglie dalla parte delle donne, sull’aborto, sulla non violenza e in favore degli omosessuali hanno segnato un’epoca di confronto e di scontro che ha contribuito a rendere più umano e civile questo Paese. Ma la strada da percorrere è ancora lunga e faticosa, come ha dimostrato il dibattito delle ultime settimane». «In questi momenti di dolore, che condivido con la famiglia di Adele e con i Radicali, mi sento di ricordare che dovere della politica - ha concluso il ministro - è lavorare sempre con impegno e tenacia per l’affermazione dei diritti della persona. Adele ce ne ha lasciato un’appassionata testimonianza». A nome dei Verdi il presidente dei Verdi e ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio esprime «il più profondo cordoglio per la scomparsa di Adele Faccio. Con lei, che ha dedicato la vita alle battaglie per l’ambiente, i diritti e le libertà civili e sociali, se ne va un pezzo della nostra storia. Oggi più che mai - aggiunge Alfonso Pecoraro Scanio - il suo esempio ed il suo insegnamento politico sono preziosi per riaffermare principi di giustizia e di uguaglianza».

Emma Bonino così ha ricordato Adele Faccio: «Con lei ho iniziato la mia militanza politica nella lotta per far sì che anche in Italia alla tragedia dell’aborto clandestino e delle mammane potesse sostituirsi una stagione di scelta consapevole della donna nel quadro di una legge che disciplinasse e regolamentasse tale pratica. Con lei sono entrata - prosegue Bonino - per la prima volta in Parlamento nel 1976 nella pattuglia dei quattro deputati radicali che contribuirono, non poco, a scuotere il “palazzo”. Fu una stagione, quella del compromesso storico, di aspre battaglie e di intensa passione che ho condiviso con Lei, Marco Pannella, Mauro Mellini, Adelaide Aglietta, Gianfranco Spadaccia e tanti altri. La ricordo con grande affetto e tenerezza». Rita Bernardini, a nome di Radicali Italiani ha reso noto tra l’altro che sarà fissata a breve «una data nella quale salutare Adele Faccio, proponendone l’esempio e il ricordo a coloro che da tempo non hanno potuto conoscerne la storia, l’importanza per il movimento radicale e i diritti civili e umani nel nostro paese».

Fonte: Radio Radicale.it


Un'intervista a Emma Bonino

"Da lei ho imparato che la politica è passione"

MILANO - «Di questi tempi l'ho molto pensata, Adele. In questi mesi e anni nei quali sono ritornati gli stessi ragionamenti, le stesse motivazioni che ci avevano spinte alle battaglie di venti...anzi no, ahimè, sono già passati trent'anni: la libera scelta, la responsabilità individuale, le interferenze della Chiesa, tutto un déjà vu fino a giovedì, alla giornata dei Pacs, proprio quel giorno...». Emma Bonino ricorda Adele Faccio «con affetto e tenerezza» ma ha la voce limpida e forte di chi ha il pudore delle proprie emozioni e vela la commozione nel fumo delle sigarette, riformulando idee «decisive» per la sua formazione. Era una ragazza dai riccioli scuri, si era laureata alla Bocconi, faceva la supplente di lingue a Milano. E incontrò Adele Faccio, iniziarono battaglie storiche, «nulla di nuovo, purtroppo».

In che senso, ministro?
«Vedo gli anatemi di oggi, uguali a quelli lanciati contro Adele e tutti noi negli anni Settanta: ci si scaglia ancora e sempre contro l'autonomia della persona, le scelte individuali, la laicità della politica. Forse è grazie a quelle battaglie se gli anni tra la fine dei Settanta e l'inizio degli Ottanta sono stati di respiro più laico, in questo Paese. Rileggo i giornali di questo giorni e mi sembrano uguali a quelli di allora, clericali di qua, laici di là...».

Quando la incontrò?
«Era il settembre 1974, a Milano, nella sede radicale di corso di Porta Vigentina. Da un pò di tempo ero volontaria Aied sulla contraccezione, avevo abortito clandestinamente in primavera e proprio per questo mi ero decisa ad impegnarmi. Vedevo tante donne che cercavano un modo di abortire meno pericoloso delle mammane, e proprio sul Corriere avevo letto di questa signora che aveva aperto un centro di informazione su sterilizzazione e aborto. Cosi le mandavo da lei, dopo un pò le rivedevo e mi raccontavano d'essere state non solo aiutate ma pressate perché facessero uso di anticoncezionali. Dopo un pò la situazione mi divenne insostenibile».

Perché?
«Non potevo accettare la contraddizione tra me legale e perbene perché mi occupavo di contraccezione e lei illegale e permale perché l'aborto non era permesso: ma c'era, clandestino, con le mammane e i ferri a calza. Non ci illudevamo di risolvere la piaga dell'aborto clandestino ma cercavamo di aiutare queste donne, io segnalai un medico a Firenze».

Che cosa diceva, Adele Faccio?
«Quello che divenne il nostro slogan: contraccezione per non abortire e aborto libero per non morire. Non mi ero mai occupata di politica. Quando la andai a trovare fu lei a darmi i primi riferimenti».

Vi hanno attaccato come se sosteneste a cuor leggero l'aborto.
«Non è questo, non abbiamo mai ritenuto l'aborto un diritto. Piuttosto abbiamo sostenuto il diritto alla libera scelta della maternità, combattuto la tragedia degli aborti clandestini e detto che semmai l'aborto era l'extrema ratio. Molto meglio la contraccezione, chiaro».

Che tipo era?
«Aveva un carattere "puntuto". Non facile, perché tutte le persone di carattere non hanno un carattere facile. Una donna anticonformista, che aveva avuto un figlio ma non si era sposata, cosa allora fuori norma. E' stata per molti versi un'antesignana, anche nel modo di parlare. Lei diceva di essere un'anarchica. Ricordo quando ne organizzammo l'arresto il 26 gennaio '75, al teatro Adriano di Roma: Mellini intonò per lei Addio Lugano bella. Era una figura grande».

«Organizzammo l'arresto»?
«Ci assumemmo le nostre responsabilità, anche Spadaccia era stato arrestato. Io mi consegnai alla polizia della mia città, Bra, il 15 giugno. E da lì la raccolta di firme per il referendum, l'elezione in Parlamento di Pannella, Mellini e noi due, fino all'ostruzionismo per migliorare la legge, nel '78. Anche allora c'erano compromessi...».

Quando scompare chi ha fatto storia, ci si chiede: che esempio resta?
«Quello nostro, giusto con noi radicali poteva stare Adele: l'esempio di chi mostra che la politica è una passione o non è».

Intervista rilascita al Corriere della Sera del 10 febbraio 2007 (autore: Gian Guido Vecchi).
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