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PER LA MORATORIA UNIVERSALE
Dossier a cura di Nessuno Tocchi Caino relativo alla moratoria universale contro la pena di morte


IL DOSSIER

Dossier a cura di Nessuno tocchi Caino
3 maggio 2007


1994: la prima volta al Palazzo di Vetro

Nel 1994, su iniziativa di Nessuno Tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale, il Governo Berlusconi conferì incarico a Emma Bonino di assicurare la presentazione, per la prima volta nella storia dell’ONU, di una Risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali davanti all’Assemblea Generale dell’Onu.
Quell’anno, tra i 188 paesi membri delle Nazioni Unite, la situazione della pena di morte nel mondo vedeva un totale di 91 paesi a vario titolo abolizionisti contro 97 mantenitori.
La risoluzione fu presentata dal Governo italiano, ma non fu approvata: per soli 8 voti! Ben 20 degli attuali Paesi membri oggi dell’Unione Europea, al momento della votazione di quella risoluzione si astennero.
Fu così consentito al fronte dei paesi mantenitori della pena di morte di prevalere, mentre già nel ‘94 era nettamente minoritario, come i soli 44 voti contrari alla Risoluzione italiana dimostrarono (i favorevoli furono 36 e gli astenuti 74).
Occasione e pretesto per quella scelta determinante quell’insuccesso fu l’approvazione di un emendamento presentato da Singapore che si limitava a ribadire un principio di per sé scontato e cioè: “Il diritto sovrano degli Stati a decidere le misure legali e penali appropriate per combattere efficacemente i crimini più gravi”.
L’emendamento fu approvato con 71 voti a favore, 65 contro e 21 astensioni.


1997-1998: la vittoria a Ginevra

Da quel Dicembre del 1994 la lotta contro la pena di morte è andata avanti e, nel corso degli anni, abbiamo assistito al crollo costante del numero dei paesi mantenitori della pena di morte, passato dai 97 di allora ai 51 di oggi.
Nel 1997 e nel 1998, su iniziativa sempre del Governo italiano e l’Unione Europea fosse contraria alla sua presentazione, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che considera la abolizione della pena di morte “un rafforzamento della dignità umana e un progresso dei diritti umani fondamentali” e, per questo, chiede “una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte”.
Da allora, ogni anno e fino al 2005, la risoluzione è stata regolarmente approvata dalla Commissione di Ginevra ed è anche grazie a questo se la situazione della pena di morte nel mondo è oggi radicalmente cambiata.
Inoltre, i risultati di quelle votazioni, grazie agli avvicendamenti che si sono avuti nella sua membership e che hanno complessivamente interessato 101 degli attuali 192 membri dell’Onu, hanno dimostrato che esisteva e si rafforza anche all’Assemblea Generale un’ampia maggioranza di paesi favorevoli alla moratoria.


1999: la battaglia di Fulci a New York e il tradimento di Bruxelles

Nel 1999, le iniziative sulla pena di morte a Ginevra sono assunte dall’Unione europea in quanto tale e, nell’autunno del 1999, la risoluzione per la moratoria viene presentata in Assemblea Generale a New York dalla Finlandia, Presidente di turno dell’UE.
Quell’anno, tra i 188 paesi membri delle Nazioni Unite, la situazione della pena di morte nel mondo vedeva un totale di 116 paesi a vario titolo abolizionisti contro 72 mantenitori.
Il testo presentato dalla Finlandia venne sottoscritto da 72 paesi, ma dal Consiglio Affari Generali dell’Unione europea, riunito a Bruxelles il 15 novembre, giunse l’ordine di ritirare la risoluzione.
Nel gennaio 2007, Francesco Paolo Fulci, all’epoca ambasciatore italiano all'Onu e protagonista al Palazzo di Vetro delle battaglie dell'Italia contro la pena di morte, ha spiegato come erano andate le cose. “Il progetto non andò a buon fine perchè qualcuno - per eccesso di zelo - ritenne che fosse necessario avere un ulteriore avallo da parte mettere la sordina sull'iniziativa e sospenderla”. Per Fulci fu una “scusa” quella di chi allora dei ministri degli esteri riuniti a Bruxelles. Non solo quell'avallo non ci fu, ma giunse l'ordine a New York, a noi ambasciatori europei, di sospendere qualsiasi iniziativa al riguardo... La preoccupazione fu di non turbare eccessivamente, di non mettere sale sulla ferita sulle relazioni con il grande alleato al di là dell'Atlantico, e si ritenne che fosse meglio disse che non c'erano i voti: “Posso assicurare - ha puntualizzato - che non era così, perchè io personalmente avevo contattato più di novanta ambasciatori, ricevendone assicurazione che sarebbero stati dalla nostra parte.”


2003: i proclamati impegni del Governo e il nulla di fatto della Farnesina

Nel 2003, la Presidenza italiana dell’UE torno’ ad avere il mandato dal Parlamento Italiano e il sostegno del Parlamento Europeo per presentare la proposta di moratoria all’ONU, ma dichiaro’ che l’Unione Europea non era favorevole, anche se l’allora Presidente della Commissione UE Romano Prodi si era espresso in senso positivo.
Il 2 luglio 2003, in occasione dell’illustrazione all’Europarlamento del programma del semestre italiano di presidenza dell’UE, rispondendo a una domanda precisa di Marco Pannella, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi afferma: “Per quel che riguarda la moratoria sulla pena di morte ho sempre sostenuto la necessità di questo intervento e quindi mi farò premura di portare alla Assemblea Generale di settembre questa richiesta come richiesta condivisa dal Parlamento Europeo”;
Il 23 settembre 2003, nel suo discorso alle Nazioni Unite fatto anche a nome dell’Unione Europea, il Premier Silvio Berlusconi ha dichiarato: “L'Europa ribadisce il suo forte sostegno all'abolizione universale della pena di morte... Dove ancora vige la pena capitale, chiediamo che la sua applicazione venga bloccata attraverso una moratoria generalizzata sulle esecuzioni”.
“Abolizione universale”, “Moratoria generalizzata”. A fronte di tali proclamati impegni, si registra la totale assenza da parte della Farnesina di qualsiasi istruzione alle rappresentanze italiane nel mondo perchè siano compiuti i passi necessari a sostegno della più volte annunciata iniziativa. Di contro, tra la fine di luglio e la metà di settembre 2003, Nessuno tocchi Caino e il Partito Radicale mettono in atto una vasta operazione in Africa, Centro-Asia e Asia del Sud volta a rafforzare lo schieramento pro moratoria Onu.
Nel Parlamento italiano, in tre occasioni (luglio, settembre e novembre), il Ministro degli Esteri Franco Frattini è riuscito a far cambiare i dispositivi comuni a mozioni sia della maggioranza sia dell’opposizione che impegnavano il governo a “presentare una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali alla prossima Assemblea Generale dell’ONU”; proponendo sempre un annacquamento di impegni stringenti, ha fatto diventare i dispositivi delle mozioni sempre l'opposto di quel che erano, cioè tali da consentirgli di dire: visto che non abbiamo l'unanimità a Bruxelles allora non potremo presentare la risoluzione a New York.
Il Parlamento europeo, in due occasioni (settembre e ottobre), ha impegnato la Presidenza italiana dell’UE a presentare la risoluzione sulla moratoria all’Assemblea Generale. In entrambi i casi, il Ministro Frattini ha semplicemente deciso di non dare seguito a dispositivi chiari e stringenti del Parlamento; dichiarò che l’Unione Europea non era favorevole, anche se l’allora Presidente della Commissione UE Romano Prodi si era espresso in senso positivo.
Occorre ricordare che, sin dal gennaio 2003, Nessuno tocchi Caino aveva messo a disposizione del governo italiano le previsioni, paese per paese, sul voto che avrebbero espresso sulla moratoria in Assemblea Generale, oltre al piano delle cose da fare per vincere la battaglia all’Onu.
La Farnesina ha atteso il mese di ottobre 2003, ad Assemblea Generale in corso, per verificare quelle previsioni di voto e l’esito del sondaggio è stato comunicato ai partner europei dopo il 13 ottobre.
Sulle concrete possibilità di successo si espresse in modo inequivocabile anche l’allora Sottosegretario per i Diritti Umani del Governo Italiano Margherita Boniver che sulle previsioni di voto fornite da Nessuno Tocchi Caino - che stimavano tra i 95 e i 101 i voti favorevoli – dichiarò in Parlamento: “Siamo arrivati a quota 99 intenzioni di voto positivo e poi ci siamo fermati.” Ciononostante la risoluzione non fu mai presentata.


2006: le delibere del Parlamento italiano e gli impegni (disattesi) del Governo italiano

La Mozione della Camera dei Deputati

Il 27 luglio 2006, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una mozione, presentata da Sergio D’Elia e sottoscritta da rappresentanti di tutti gruppi politici, che impegnava il Governo italiano a: “presentare alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite [si intende quella del 2006 in corso a New York, NdR], in consultazione con i partner dell'Unione europea, una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell'abolizione completa della pena di morte; ad operare in modo tale da assicurare alla risoluzione Onu la copromozione di Paesi Stati membri dell'Unione europea e il sostegno di Paesi rappresentativi di tutti i continenti, mettendo in atto sin da subito iniziative a livello bilaterale nei confronti dei Paesi che in Assemblea generale potrebbero decidere di cosponsorizzare, votare a favore o, in certi casi, almeno astenersi sulla risoluzione per la moratoria.”
Nella suddetta seduta del 27 luglio, nell’esprimere il suo parere favorevole, il rappresentante del Governo ha dichiarato che: “Noi dobbiamo comunque tentare uno sforzo di coinvolgimento dei partner dell’Unione europea, uno sforzo di consultazione e di coinvolgimento che, naturalmente, non può diventare vincolante: non può essere un elemento di vincolo assoluto e di riduzione della nostra libera capacità di azione”; in sede di replica, il rappresentante del Governo ha ribadito che “la consultazione nell’Unione europea è un elemento che arricchisce e può dare forza, ma non è certo un vincolo che possa impedire anche un’azione originale autonoma”, cioè “la capacità di muoversi liberamente per costruire un ampio consenso con i paesi di tutti i continenti”.


La risoluzione della Commissione Esteri

Il 19 ottobre 2006, di fronte all’inerzia del Governo e in grave polemica con la Farnesina che aveva definito “stimoli” o “appelli” i puntuali e stringenti atti di indirizzo del parlamento, la Commissione esteri della Camera dei Deputati ha approvato, di nuovo all’unanimità, una risoluzione che gli chiedeva di “dare tempestiva e piena attuazione alla mozione della Camera del 27 luglio 2006, presentando all'Assemblea generale dell'Onu in corso una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell'abolizione completa della pena di morte e operando in modo tale da assicurare alla risoluzione la co-sponsorizzazione e il sostegno di Paesi rappresentativi di tutti i continenti”.
La proposta del Governo, battuta dal voto unanime della Commissione, era di presentare al Palazzo di Vetro, a nome dell’Unione Europea, una semplice dichiarazione contro la pena di morte e non una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, da rinviare semmai alla sessione del 2007 dell’Assemblea Generale.
Il 26 ottobre 2006, in un incontro informale con la Commissione esteri della Camera, il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, nel tentativo di far rientrare la crisi nei rapporti con il parlamento, ha affermato essere stato un errore che il Governo abbia accettato a luglio il dispositivo della mozione approvata dalla Camera, perchè le sue linee di politica estera non gli consentirebbero di prendere iniziative al di fuori della “concertazione” con l’Unione europea. Di fronte all’inerzia dell’Europa, Sergio D’Elia chiede di cambiare strategia e propone all’Italia di farsi promotrice di una Coalizione mondiale di paesi cosponsor della risoluzione rappresentativi di tutti i continenti.
Il 2 novembre 2006, scadono i termini procedurali per la presentazione di una Risoluzione pro moratoria al Terzo Comitato dell’Assemblea Generale in corso a New York. In alternativa, l’Unione europea avvia al Palazzo di Vetro la raccolta di adesioni alla “dichiarazione” contro la pena di morte.
Il 16 novembre 2006, nel corso di un intervento al Senato sulla situazione dei diritti umani in Cina, il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha affermato: "Stiamo raccogliendo delle adesioni con l'Unione europea per l'abrogazione della pena di morte e per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. L'obiettivo è quello di presentare una risoluzione nella prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite."


La Dichiarazione di associazione contro la pena di morte

Il 19 dicembre 2006, l’Unione europea ha comunicato al Palazzo di Vetro che 85 paesi membri delle Nazioni Unite hanno sottoscritto una “Dichiarazione di associazione” con la quale si chiede “all’Assemblea Generale di affrontare la questione in futuro”. A differenza di una risoluzione votata dall’Assemblea, una tale dichiarazione di intenti contro la pena di morte non ha nessun valore formale e di indirizzo, ed è servita solo ai contrari all’iniziativa pro-moratoria per prendere tempo e impedire al Governo italiano di procedere tempestivamente nel senso chiaramente delineato dalla Camera il 27 luglio 2006.
Dal 19 dicembre ad oggi, la Dichiarazione di associazione contro la pena di morte è stata sottoscritta da altri 8 paesi.
Dicembre 2006-Maggio 2007: l’iniziativa nonviolenta dei Radicali da “Nessuno tocchi Saddam” alla moratoria universale.


Lo sciopero della sete e della fame di Marco Pannella

Il 27 dicembre 2006, Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete per sostenere la proposta “Nessuno tocchi Saddam” volta a scongiurare l'esecuzione della condanna a morte dell’ex dittatore iracheno. Un appello in tal senso, lanciato nel giugno 2006 da Nessuno Tocchi Caino, era stato sottoscritto da oltre 200 parlamentari italiani ed europei, 3 premi Nobel per la pace e numerose personalità.
L'azione di Pannella, che prelude al Primo Grande Satyagraha mondiale per la Pace lanciato dal Partito Radicale Nonviolento, si propone di “evitare che tutto precipiti, in Iraq e non solo, in altro sangue, ulteriore morte e pene di morte, in una spirale di violenza e di guerra che può trasformarsi in un conflitto generalizzato dalle conseguenze incalcolabili”. Decine di media arabi danno notizia dell’iniziativa nonviolenta di Pannella.
Il 30 dicembre, l'ex dittatore viene impiccato all'alba nella sede dei servizi segreti iracheni. Le immagini dell’esecuzione provocano un moto di indignazione in tutto il mondo, anche in quello arabo e inclusi gli Stati Uniti.
Dopo l'esecuzione di Saddam Hussein, lo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella è rilanciato e convertito sull’obiettivo più generale della moratoria universale delle esecuzioni capitali. Dal sito radicalparty.org viene lanciato l’appello per la moratoria e la raccolta di adesioni all’iniziativa nonviolenta di Pannella.
Allo sciopero della fame di Pannella aderiscono (al 24 marzo 2007) 930 persone per uno o più giorni da 41 Paesi. L’appello è sottoscritto da 52.372 persone da 158 paesi, tra cui: 17 Premi Nobel, 300 parlamentari nazionali, 262 parlamentari europei, 9 membri di governo, 113 personalità.
Con la sua iniziativa nonviolenta, Pannella chiede al Governo italiano, dal 1° gennaio membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, di assumere un impegno formale e concreto a presentare una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all'Assemblea Generale dell'ONU in corso.
Il 3 gennaio, mentre Pannella giunge all’ottavo giorno di sciopero della sete, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commenta la decisione del Governo con le seguenti parole: “E' un bel biglietto da visita per l'Italia nel Consiglio di sicurezza”.
Il 21 marzo 2007, Marco Pannella decide di riprendere lo sciopero (per ora) della fame per ottenere il rispetto degli impegni solenni e reiterati di parlamenti e di governi, in primis quello italiano, per la presentazione alla presente assemblea generale dell’ONU di una risoluzione per la moratoria della pena di morte.


La Marcia di Pasqua per la moratoria universale

L’8 aprile, alcune migliaia di persone partecipano alla Marcia di Pasqua per la moratoria Onu delle esecuzioni, promossa da Nessuno tocchi Caino, Partito Radicale Transnazionale, Comunità di Sant'Egidio, Radicali Italiani, con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma e dell' Anci. La Marcia, partita dalla piazza del Campidoglio, si conclude in piazza San Pietro nel momento in cui Papa Benedetto XVI, impartisce la benedizione Urbi et Orbi senza peraltro fare cenno al tema della moratoria. Alla Marcia, che registra l'adesione del premier Romano Prodi e di 16 ministri del suo governo, partecipano, tra gli altri, il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, i Sottosegretari Paolo Cento e Bobo Craxi, il sindaco di Roma, Walter Veltroni, il governatore della Puglia Niki Vendola e numerosi esponenti politici.
L’8 aprile, il presidente del Consiglio Romano Prodi auspica che la Marcia di Pasqua possa contribuire a una moratoria internazionale sulla pena di morte. “Noi – dice Prodi -stiamo facendo davvero una battaglia seria perché la moratoria avvenga. Il clima internazionale è migliore di qualche tempo fa, ma ci sono ancora ostacoli molto, molto forti perché alcuni tra i grandi Paesi applicano sistematicamente la pena di morte e reagiscono all'eventualità di un cambiamento”. Quanto poi ad un ruolo forte dell'Italia in sede Onu, la risposta del premier è di assoluta fermezza: "In questo momento lo fa solo l'Italia, o va avanti il tentativo italiano o bisogna rinviare di nuovo la soluzione del problema".
L’8 aprile, il vicepremier e ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, manifesta la sua "piena adesione" alla Marcia a favore della moratoria per la pena di morte. D'Alema esprime agli organizzatori "pieno sostegno e vivo apprezzamento per una battaglia che vede impegnato in prima linea il governo italiano, come peraltro conferma la qualificata presenza di esponenti dell'esecutivo", come riferisce la Farnesina in una nota. Il governo, sottolineano al Ministero degli Esteri, "continua a perseguire con determinazione una strategia che coinvolge in primo luogo l'Unione Europea, con la richiesta di porre formalmente l'iniziativa italiana all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri degli Esteri del 23 aprile, e prosegue con una capillare e assidua azione, che mira all'allargamento della base di consenso del maggior numero possibile di Paesi alla 'Dichiarazione di associazione' per la moratoria".


Lo sciopero della fame ad oltranza

Il 16 aprile, a partire dalla mezzanotte, l’iniziativa nonviolenta di Marco Pannella in corso dal 21 marzo si trasforma in sciopero della fame ad oltranza. A questa nuova, grave fase di lotta partecipano, con Pannella, Sergio D’Elia, Valter Vecellio, Guido Biancardi, Claudia Sterzi, Lucio Bertè e Michele Rana, “perché non ci si riduca, come da tredici anni, a rimandare all’anno successivo l’obiettivo della moratoria universale sulla pena di morte”.
L’8 maggio, in una nota ufficiale, il presidente del Consiglio Romano Prodi dichiara: "Il mio Governo, anche sulla base dei mandati del Parlamento europeo e del Parlamento italiano, si è già impegnato a riaprire la questione durante l'Assemblea Generale in corso. Conseguire l'obiettivo di una moratoria avrebbe un significato storico e politico di enorme portata". "L'Italia, che da 14 anni ha posto in sede ONU la questione della pena di morte, continua a lavorare in Europa e sul piano internazionale - sottolinea il premier - per un suo superamento attraverso, intanto, una moratoria universale delle esecuzioni capitali.". “Voglio anche ringraziare Marco Pannella e gli esponenti radicali che su questo obiettivo continuano la loro lotta nonviolenta a testimonianza di uno straordinario impegno politico e civile”, ha aggiunto Prodi.
Il 14 maggio, commentando a caldo la decisione del Consiglio dei Ministri degli Esteri dell'Unione Europea di conferire all'Italia e alla Presidenza tedesca un mandato unanime per presentare all'Assemblea generale dell'Onu in corso una risoluzione per la moratoria, Marco Pannella ha dichiarato: “Dopo 14 anni di ritardo colpevole, inimmaginabile, succede qualcosa.” "Questo è il lavoro di formiche che abbiamo concorso a creare.” “Ci riuniremo per riflettere, sapere il da fare, valutare le certezze e le incertezze, e decideremo quindi se e come dichiarare raggiunti gli obiettivi della iniziativa nonviolenta, dello sciopero della fame ad oltranza che abbiamo condotto e che stiamo conducendo, e renderemo pubblica questa decisione, che sarà confacente alla necessità di assicurare il miglior apporto perchè queste settimane siano quelle che accompagnino e garantiscano il momento conclusivo di questi quasi tre lustri di impegni di Nessuno Tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale, del Parlamento italiano, dei governi italiani.”
Il 15 maggio, in una conferenza stampa convocata per comunicare le valutazioni sull’esito del CAGRE del giorno prima a Buxelles e le decisioni sulla iniziativa nonviolenta in corso dal 16 aprile, Marco Pannella, ha dichiarato: "Dobbiamo con molta serenità e gravità confermare che lo sciopero della fame ad oltranza va avanti per arrivare a superare questa fase e per evitare che, dopo il successo del CAGRE di ieri, si pregiudichi il risultato finale della moratoria universale sulla pena di morte”. "Il piu' difficile è adesso - ha detto Pannella - è adesso che cominciano i giorni e le settimane per evitare il rinvio dell'approvazione della risoluzione dell'Onu". “Per marcare l'importanza di quanto accaduto ieri - ha proseguito il leader radicale - abbiamo deciso anche di riassumere alimenti per le prossime trentasei ore.”
Il 30 maggio 2007, alle ore 12, Marco Pannella aggrava l’iniziativa nonviolenta dello sciopero della fame ad oltranza in sciopero della sete per consentire al Governo di recuperare i ritardi accumulati che rischiano di nuovo il rinvio della presentazione della risoluzione all’Assemblea Generale.


Gli “impegni” dell’Italia

Il 2 gennaio 2007, in relazione alla iniziativa di sciopero della fame e della sete di Pannella e in attuazione del mandato unanime del Parlamento italiano, Palazzo Chigi dichiara ufficialmente e pubblicamente che “Il Presidente del Consiglio e il Governo si impegnano ad avviare le procedure formali - coinvolgendo in primis i paesi già sottoscrittori della dichiarazione di dicembre - perché questa Assemblea Generale delle Nazioni Unite metta all'ordine del giorno la questione della moratoria universale sulla pena di morte”.
Il 2 gennaio, una nota della Farnesina riferisce che l'Italia ha chiesto alla presidenza tedesca dell'Ue di discutere una strategia comune nell'ambito delle Nazioni Unite per una moratoria della pena di morte. “I recenti casi di condanne alla pena capitale e di esecuzione delle relative sentenze in diverse aree geografiche ed in differenti contesti politici - si legge - ripropongono con forza la necessità di sottoporre quanto prima all'attenzione della comunità internazionale una rinnovata iniziativa per promuovere una moratoria della pena di morte, in vista della sua completa abolizione”. “In questa prospettiva - prosegue la nota - l'Italia intende impegnarsi con decisione a definire un percorso per accrescere nella Assemblea Generale delle Nazioni Unite il consenso internazionale in tale direzione. Per conseguire tale obiettivo è essenziale coinvolgere anzitutto l'Unione Europea. Occorre infatti ampliare le adesioni e dare concretezza alla ‘Dichiarazione di associazione’ che, su impulso dell'Italia e proprio sulla base di un'iniziativa dell'UE, ha impegnato nel 2006 tutti i suoi firmatari in sede ONU ad adoperarsi per l'abolizione, o quanto meno per la moratoria della pena capitale”. “Il primo passo - prosegue la nota - sarà quello di definire, insieme con i 27 partners dell'Unione Europea, la strategia operativa comune in ambito Nazioni Unite, basata sulle linee guida dell'UE per la moratoria e la progressiva abolizione della pena di morte. A tal fine, l'Italia, assumendo una prima fattiva iniziativa politica in tale direzione, ha chiesto alla Presidenza tedesca di discutere l'argomento in occasione della prossima riunione dei Direttori Politici dell'UE, che si terrà a Dresda l'11 e 12 gennaio 2007”.
Il 6 gennaio, il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Massimo D'Alema incontra a Palazzo Chigi una delegazione del Partito Radicale guidata da Marco Pannella, Sergio D'Elia e Marco Cappato per esaminare le iniziative da assumere sulla questione della moratoria. D'Alema, si legge in una nota, ha espresso "apprezzamento per l'iniziativa del leader radicale volta a sensibilizzare l'opinione pubblica e i governi su un tema di così elevato significato etico". Il ministro ha confermato "l'impegno del governo italiano a rilanciare un'iniziativa a favore della moratoria in sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite." Nel corso dell'incontro, conclude la nota, è infatti emersa "una convergenza di vedute circa l'opportunità di mobilitare in primo luogo, su questo importante argomento, i nostri partner europei, al fine di creare le condizioni per un successo dell'iniziativa da portare avanti in sede di Nazioni Unite.”
Il 19 gennaio, in una nota diffusa dalla Farnesina, il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ribadisce che “il dibattito sulla questione della pena di morte deve essere al più presto ripreso, in primo luogo nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite attualmente in corso”.
Il 29 gennaio, intervenendo all'ottavo vertice dell'Unione Africana ad Addis Abeba, in Etiopia, il presidente del Consiglio Romano Prodi invita i leader Africani a "lavorare insieme" sulla proposta di moratoria universale sulla pena di morte, che l'Italia intende presentare alle Nazioni Unite.
Il 30 gennaio, il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, in visita per dieci giorni in America latina, si impegna a ricercare, nei vari incontri con le massime autorità di Cile, Uruguay, Argentina e Brasile, consenso sull’iniziativa presa dal governo italiano per una moratoria sulla pena di morte nell'ambito delle Nazioni Unite. A margine dell'incontro con il suo omologo cileno, Antonio Leal, Bertinotti ha ricordato che l'iniziativa del governo italiano "è una delle poche a riscuotere il consenso di tutto il Paese, è un'iniziativa meritoria e quindi mi sembra giusto utilizzare ogni contatto, anche questo mio viaggio in America latina, per sollecitare il consenso a questa iniziativa".
Il 5 febbraio, nel messaggio augurale inviato al Convegno “Moratoria per la pena di morte” di Firenze, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sottolinea che il Convegno "si colloca nel solco dell'iniziativa assunta dal nostro paese alle Nazioni Unite per porre fine al ricorso, in ancora tanti paesi del mondo, alla pena capitale. Il cammino della proposta avanzata dall'Italia in piena coerenza con l'articolo 27 della Costituzione non si presenta agevole, e ogni intervento che stimoli i governi e mobiliti i cittadini è altamente meritorio”. Il Convegno è stato organizzato dal Ministero degli Esteri italiano e dal Consiglio regionale della Toscana.
Il 21 febbraio, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, nel corso del suo intervento al Senato sulle linee della politica estera del governo Prodi, ha ribadito che l'Italia si sta “adoperando per avere in tempi rapidi un dibattito e un voto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla proposta di moratoria universale della pena di morte”.
Il 27 febbraio, il presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel corso del suo intervento al Senato per chiedere la fiducia, dichiara: "Abbiamo ingaggiato in questi mesi una significativa battaglia contro la pena di morte. Con la nostra proposta di moratoria all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite siamo diventati capofila di una grande battaglia di civiltà".
Il 1° marzo, intervenendo nel dibattito alla Camera sulla fiducia al Governo Prodi, il Segretario di Nessuno tocchi Caino e deputato della Rosa nel Pugno, Sergio D'Elia, dichiara che “l'impegno di portare all'Onu la proposta di moratoria universale delle esecuzioni capitali è un banco di prova della nostra fiducia al governo.”
Il 21 marzo, il sottosegretario alla Difesa, Giovanni Lorenzo Forcieri, intervistato da Radio Radicale, afferma che è “giusta” la battaglia di Marco Pannella perchè si arrivi ad una risoluzione dell'Onu per la moratoria delle esecuzioni capitali, ma il Governo italiano “non è inadempiente.” “Mi risulta anzi - ha spiegato Forcieri - che da parte del nostro ministero degli Esteri e del Governo in generale ci sia una piena adesione.” Il Governo, ha aggiunto, “sta lavorando perchè la risoluzione non solo sia presentata ma possa soprattutto essere approvata.”
Il 27 marzo, il sottosegretario agli Esteri, Gianni Vernetti, alla luce dello sciopero della fame ripreso da Marco Pannella, dichiara che “l'iniziativa sulla moratoria della pena di morte non finirà in un nulla di fatto". “Noi siamo pronti”, sottolinea Vernetti. "Noi tentiamo di portare la risoluzione in questa sessione, la sessantunesima, quella in corso". Se, prosegue il sottosegretario, "non riusciremo a convincere, con qualche chance di successo, la presidenza a riaprire la sessione, vorrà dire che porteremo la questione alla Assemblea di settembre".
Il 29 marzo, il portavoce della Farnesina, Pasquale Ferrara, nel corso del briefing settimanale ai giornalisti, dichiara che “L'Italia lavorerà per individuare lo strumento tecnico e i tempi più appropriati per proseguire e accelerare la campagna per ottenere una moratoria sulla pena di morte.” A questa affermazione del portavoce della Farnesina reagisce subito Marco Pannella: “Se non fosse smentita, tale dichiarazione ed altre dello stesso tenore, ci troveremmo dinanzi alla conferma delle già gravissime responsabilità italiane nei confronti del Parlamento, degli impegni del Governo stesso, del Parlamento europeo e delle altre istituzioni dell’Ue, oltre che dell’opinione pubblica internazionale, e contro una grande, storica battaglia e rivendicazione di civiltà, di diritto e di libertà.” “Comunque, prosegue Pannella, se si volesse adempiere all’imperativo di presentare nell’Assemblea generale in corso dell’Onu, recuperando ritardi ed errori difficilmente perdonabili, se il governo italiano volesse, se effettivamente lo volesse il Presidente del Consiglio ed il Ministro degli Esteri, sarebbe certamente possibile farlo tutt’ora, a partire da subito, nelle immediatamente prossime settimane.” A chiarimento delle dichiarazioni rese, il portavoce della Farnesina, Pasquale Ferrara, precisa che "L'Italia sta lavorando intensamente per definire gli strumenti e le modalità per portare a buon fine l'iniziativa sulla pena di morte nel corso dell'attuale Assemblea Generale." Attraverso la nota, il portavoce della Farnesina fa sapere inoltre che "prosegue con determinazione, anzitutto sul piano europeo, l'azione per promuovere un coinvolgimento più diretto ed esplicito dell'Unione Europea sull'iniziativa italiana". A tal fine è stato "chiesto che il punto sia formalmente inserito nell'agenda del prossimo Consiglio Affari Generali", previsto il 23 aprile a Lussemburgo. "Sono inoltre in corso azioni a tutto campo, sia attraverso la rete diplomatica sia con missioni ad hoc di inviati speciali", assicura il ministero degli Esteri, "per ottenere l'adesione all'iniziativa del maggior numero possibile di Paesi. In ambito Nazioni Unite, continua ovviamente ogni sforzo per sollecitare una più ampia partecipazione degli Stati membri alla sottoscrizione della dichiarazione di associazione, presentata nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso dicembre".
Il 4 aprile, a seguito dell’incontro con Marco Pannella ed Emma Bonino, svoltosi a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Romano Prodi dichiara: "Ho promesso e confermo l'impegno mio personale e del governo per spingere affinché questa moratoria venga attuata. Sono tanti anni che questo problema viene proposto e non siamo ancora arrivati ad una conclusione. E' l'ora di spingere”.
Il 10 aprile, l'ex ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Francesco Paolo Fulci, nel corso di un'intervista a Radio radicale, dichiara: “Quel che è importante è cambiare strategia, farsi promotori di una coalizione dei Paesi volenterosi, aggregare quante più firme possibili, andare a discutere per ottenere il benestare dell'Assemblea generale”. “A me era sembrato di capire che all'inizio fosse stato proprio il presidente D'Alema a dire che anche se non tutti gli europei ci stanno, si procede, si fa comunque la battaglia. La mia esperienza è che i Paesi europei, anche se alcuni possono essere riluttanti, al momento del voto non possono votare contro una proposta di risoluzione per la moratoria. Al massimo si astengono. E penso che le astensioni giochino tutte a nostro favore. Ci vuole più coraggio.”
Il 13 aprile, nella riunione settimanale del Consiglio dei Ministri, il Ministro delle Politiche europee Emma Bonino pone “fuori sacco, perché non era all'ordine del giorno” il tema del comportamento del governo per quanto riguarda la moratoria sulla pena di morte “in questa Assemblea generale delle Nazioni Unite, come previsto dal mandato del Parlamento italiano e di quello europeo”. In vista della riunione del 23 aprile a Bruxelles del Consiglio Affari generali dell’UE, Bonino chiede al governo di assumere subito “una posizione che considerasse auspicabile ma non vincolante l'adesione di tutti i paesi membri dell'Unione alla proposta di moratoria”. Alla fine, si decide di dare mandato al Ministro degli affari esteri Massimo D’Alema di illustrare ai partner europei la proposta italiana su questo argomento e, su proposta del ministro Francesco Rutelli, di valutare il da farsi al Consiglio dei ministri convocato per il 24 aprile, subito dopo il dibattito a Bruxelles. Emma Bonino esprime le sue “perplessità” e il suo “dissenso”, perché “sarebbe stato utile sia alla campagna che agli stessi colleghi europei misurarsi di fronte ad una posizione determinata del governo italiano”.
Il 18 aprile, il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema rivendica "un impegno pieno" da parte dell'Italia per arrivare a una moratoria sulla pena di morte, ma sottolinea come alcuni governi siano "riluttanti dinanzi all'urgenza di questa iniziativa". Quanto alla presentazione di una risoluzione già in questa sessione dell'Assemblea generale, D’Alema dice: “non è semplice dal punto di vista procedurale, occorre un largo consenso per ottenerlo, stiamo lavorando in questo senso, in particolare perché vi sia una iniziativa comune europea". Il titolare della Farnesina ribadisce che il Cagre del 23 aprile servirà per "fare il punto e poi valuteremo cosa fare". "Il nostro impegno è stato pieno ed è pieno nel contattare molti governi per allargare il consenso intorno alla Dichiarazione di associazione, che è la base per una iniziativa in Assemblea generale." Tuttavia, sottolinea, "incontriamo delle difficoltà: ci sono paesi che ritengono prematuro, non opportuno affrontare questo dibattito". “Chi ha a cuore questo problema non è su noi che deve premere ma su altri governi più riluttanti dinanzi all'urgenza di questa iniziativa".
Il 19 aprile, nel corso della discussione generale alla Camera sulla proposta di legge relativa all’abolizione della pena di morte dalla Costituzione, rispondendo a Sergio D’Elia che denuncia l’atteggiamento costituzionalmente poco corretto del Governo che non ottempera al mandato del Parlamento di presentare all’Assemblea Generale dell’Onu in corso una risoluzione sulla moratoria, il rappresentante del Governo, Sottosegretario Stefano Boco, afferma che il Governo è tenuto ad “attuare e non interpretare le scelte del Parlamento” e che il Governo italiano può essere il “locomotore” dell’iniziativa all’Assemblea generale.
Il 24 aprile, intervenendo nel Consiglio dei ministri dopo la relazione del Ministro degli Esteri D'Alema sugli esiti del Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Ue, il ministro Emma Bonino commenta: "Mi pare una situazione compromessa, in pericolo. Il rinvio a maggio è una ennesima perdita di tempo, una perdita di un altro mese in cui si dovrebbero verificare le disponibilità dei paesi senza peraltro aver ancora preparato un testo di risoluzione". "Ho detto in Consiglio che sarebbe stato auspicabile che l'Italia cercasse non generiche adesioni, ma paesi co-sponsor della proposta di risoluzione. In questo modo - ha precisato Bonino - alla riunione prevista per il 14 maggio, si sarebbe potuto sperare di mettere i paesi scettici dell'Ue con le spalle al muro".
Il 24 aprile, il Sottosegretario alla Giustizia Daniela Melchiorre esprime “soddisfazione nell'apprendere che il Ministro D'Alema, all'esito della riunione dei ministri degli esteri tenutasi a Lussemburgo, ha affermato che nel caso non ci fosse il consenso dell'UE sulla proposta italiana per la moratoria della pena di morte, il nostro Paese valuterà di procedere alla presentazione dell'atto in sede Onu". “Bene D'Alema. Procedere spediti verso la moratoria,” conclude Melchiorre.


La missione in Africa di Aldo Ajello

Il 22 marzo 2007, la “Unità di crisi” decide di affidare ad Aldo Ajello, già inviato dell’Unione europea per la crisi dei Grandi Laghi, una missione in Africa con l’obiettivo di raccogliere adesioni all’iniziativa per la moratoria Onu delle esecuzioni dai seguenti paesi: Sudafrica, Mozambico, Ruanda, Gabon, Mali e Liberia.
Il 10 aprile, Aldo Ajello, ex Rappresentante speciale dell'Ue per la regione dei Grandi Laghi, incaricato di convincere ad aderire alla campagna italiana diversi paesi africani, dopo un incontro con il viceministro degli esteri di Pretoria, annuncia che il Sudafrica si impegna ad essere cosponsor della proposta di risoluzione da presentare all'Assemblea generale dell'Onu.
Il 15 aprile, il Ruanda ha deciso di firmare la Dichiarazione di associazione contro la pena di morte, grazie alla missione compiuta nel paese dall’ex Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per la Regione dei Grandi Laghi, Aldo Ajello, incaricato dal Governo italiano a trovare sostegni in Africa all’iniziativa contro la pena di morte. La notizia è riportata con evidenza anche sul quotidiano ruandese “The New Times”. L’adesione alla iniziativa per la moratoria universale avviene in un momento in cui il Ruanda sta per approvare in Parlamento una legge per l’abolizione della pena di morte.
Il 3 maggio, il Gabon ha aderito all’iniziativa italiana per la moratoria universale sulla pena di morte decidendo di sottoscrivere la Dichiarazione. La firma di questo altro paese africano è stata raccolta nel corso della missione condotta da Aldo Ajello per conto del Governo italiano. La decisione è stata presa nel corso di una nel corso di un Consiglio dei Ministri svoltosi a Libreville.
Il 17 maggio, dando seguito all’impegno preso con Aldo Ajello che si era recato nel paese a marzo, il governo del Mozambico ha ufficializzato la sua adesione all’iniziativa italiana volta a presentare la risoluzione pro moratoria all’Assemblea Generale in corso.
Il 23 maggio, il Mali ha firmato la Dichiarazione di associazione e si è detto pronto a sottoscrivere una risoluzione da presentare all’Assemblea generale in corso, appena pronta. Anche questa adesione è avvenuta grazie alla missione che Aldo Ajello ha compiuto nel paese e all’incontro con il Presidente Amadou Toumani Touré. Nel corso dell’incontro con Ajello, il Presidente Tourè ha anche annunciato che appena il nuovo Parlamento si insedierà affronterà anche l'abolizione definitiva della pena capitale dal suo Paese che è per ora solo abolizionista di fatto.


Perché la risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali vincerà al Palazzo di Vetro

In base alle posizioni di voto sulla moratoria espresse dal 1997 al 2005 alla Commissione ONU per i Diritti Umani, tenuto conto anche delle firme alla Dichiarazione di associazione del 19 dicembre 2006 e della evoluzione giuridica e politica dei vari paesi sulla pena di morte, una risoluzione “per la moratoria delle esecuzioni in vista dell’abolizione” otterrebbe in Assemblea Generale una maggioranza certa:
dai 105 ai 108 paesi voteranno a favore, la maggioranza assoluta dei 192 paesi membri dell’ONU, una maggioranza che non potrà mai essere intaccata dai contrari (dai 61 ai 68), tenuto conto anche dei non pochi paesi che si asterranno (dai 16 ai 19) e dei paesi indecisi (7).

Questa certezza è fondata, non su opinioni, ma su dati di fatto incontestabili. I seguenti:
Commissione Onu per i Diritti Umani. Dal 1997 al 2005, per nove anni consecutivi, la risoluzione pro moratoria è stata sempre approvata dalla Commissione di Ginevra con una larga maggioranza (vedi Allegato 1 su voto a Ginevra).
Nel corso di questi anni sono stati in tutto 92 i paesi più volte cosponsor a Ginevra (vedi Allegato 2); altri 4 paesi, pur non avendola cosponsorizzata, hanno votato a favore.
La Commissione per i Diritti Umani, oggi divenuta Consiglio per i Diritti Umani, è composta da 53 paesi eletti per due anni a rotazione tra i membri dell’Onu e, nel corso dei nove anni in cui si è votato sulla moratoria, ha registrato un ricambio tale nella sua composizione da interessare complessivamente 101 paesi sui 192 membri dell’Onu (vedi Allegato 3 sui 101 Paesi che hanno votato a Ginevra). I diversi esiti della votazione, comunque sempre positivi sono dipesi di volta in volta dalla composizione annuale:
Di questi 101 paesi, considerando la più recente posizione di voto, 51 hanno votato a favore della moratoria, 28 hanno votato contro (tra questi il Ruanda che però nel frattempo ha firmato la Dichiarazione di associazione contro la pena di morte), 19 si sono astenuti (ma 2, Filippine e Senegal, hanno intanto abolito la pena di morte e hanno firmato la Dichiarazione, mentre il Gabon ha intanto firmato la Dichiarazione e la Repubblica Democratica del Congo ha preannunciato di voler cosponsorizzare la Risoluzione), 3 erano assenti al momento del voto (tra cui la Liberia che nel frattempo ha abolito la pena di morte e il Mali che ha firmato la Dichiarazione di associazione e preannunciato la cosponsorizzazione della Risoluzione).
Dei 91 paesi Onu non membri della Commissione e che quindi non hanno partecipato al voto, 45 hanno comunque sponsorizzato la risoluzione in sede Onu (UNGA 1999 e UNCHR 1997-2005) (vedi Allegato 4); dei restanti 46 paesi non si hanno precedenti di voto o di sponsorizzazione della risoluzione, però sappiamo che 4 sono abolizionisti (tra cui Kirghizistan e Tuvalu che hanno già firmato la Dichiarazione di associazione), 1 attua una moratoria (il Kazakistan, che ha già firmato la Dichiarazione), 21 sono abolizionisti di fatto e 20 sono mantenitori della pena di morte.
Nel frattempo, il Montenegro è divenuto Repubblica indipendente il 21 maggio 2006, un voto in più nell’Assemblea generale.


Dichiarazione di associazione del 19 dicembre 2006.

Ad oggi, 93 paesi hanno già firmato la Dichiarazione, tra cui 5 paesi (Guatemala, Ruanda, Kirghizistan, Gabon e Kazakistan) che a Ginevra non avevano né sponsorizzato né votato a favore (Vedi Allegato 5),
mentre il Sudafrica ha comunicato ufficialmente di voler co-sponsorizzare la risoluzione e non una semplice dichiarazione; la stessa cosa l’ha preannunciata la Repubblica Democratica del Congo. Lo stesso vale per l’Azerbaijan.
Situazione della pena di morte. Occorre tener conto anche della evoluzione della situazione giuridica della pena di morte nel mondo (vedi Allegato 6) che oggi vede:
90 paesi totalmente abolizionisti; 8 abolizionisti per crimini ordinari; 5 che attuano una moratoria; 38 abolizionisti di fatto (non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni); mentre i mantenitori sono solo 51.
Nel 1994 quando la risoluzione all’Assemblea generale fu battuta per 8 voti, i paesi mantenitori erano 97 (46 in più rispetto ad oggi); nel 1999, quando l’UE prima presentò e poi ritirò la risoluzione, erano 76; nel 2003, erano 66; oggi sono 51.
Risulta, quindi, del tutto evidente che anche nello scenario peggiore la risoluzione oggi sarebbe approvata con oltre 100 voti favorevoli, la maggioranza assoluta dei paesi membri delle Nazioni Unite, mentre i restanti paesi si divideranno tra contrari e astenuti.

Una decisione a favore della moratoria da parte dell’Assemblea Generale, l’organismo maggiormente rappresentativo della Comunità Internazionale, seppure presa a maggioranza, avrebbe un valore politico e d’indirizzo straordinario e l’indiscutibile effetto di consolidare l’opinione mondiale della necessità di mettere al bando le esecuzioni capitali così contribuendo allo sviluppo dell’intero sistema dei diritti umani.


Le prese di posizione di Governi e Parlamenti europei.

I Governi

Il 3 gennaio, la Francia annuncia il suo sostegno agli sforzi che l'Italia intende intraprendere all'Onu contro la pena di morte. “La posizione della Francia è di lavorare per l'abolizione universale della pena di morte, in stretta consultazione con i suoi partner europei, in tutti gli ambiti internazionali pertinenti,” ha dichiarato il portavoce del ministero, Jean-Baptiste Mattei, interrogato sulla iniziativa italiana. Il 19 febbraio, il parlamento francese ha iscritto nella Costituzione del paese il divieto esplicito nei confronti della pena di morte.
Il 5 gennaio, la Grecia ha deciso di appoggiare l'iniziativa dell'Italia per una moratoria universale delle esecuzioni capitali. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri greco, Yiorgos Koumoutsakos: “la Grecia saluta, appoggia e contribuirà al successo dell'iniziativa assunta dall'Italia nell'ambito delle Nazioni Unite.”
Il 23 gennaio, incontrando il sottosegretario agli esteri italiano Famiano Crucianelli, in visita a Tirana, il premier albanese Sali Berisha annuncia l’adesione “piena” del suo paese "all'iniziativa italiana per la moratoria delle esecuzioni alle Nazioni Unite”. “Siamo pronti a votare la moratoria alle Nazioni Unite”, ha aggiunto Berisha.
Il 1° febbraio 2007, il Ministro degli esteri danese Per Stig Møller definisce come “completamente falsa” l’informazione data dal giornale inglese The Independent secondo cui la Danimarca sosterrebbe la posizione britannica contraria alla moratoria perchè creerebbe difficoltà agli Stati Uniti. La Danimarca – ha detto il Ministro – non vacillerà nel suo supporto ad una moratoria universale e su questo continuerà a sostenere l’iniziativa italiana.
Il 12 aprile, il ministro degli Esteri polacco Anna Fotyga dichiara che l’iniziativa italiana all'Onu per una moratoria globale sulla pena di morte “non è una priorità”. A margine della sua visita in Vaticano, il capo della diplomazia di Varsavia fa notare che "ci sono questioni più importanti da portare avanti: c'è il problema della povertà, delle disparità nello sviluppo, servono prospettive per il Sud del mondo e ci sono tutti i problemi legati all'Oriente". Insomma: "ci sono altre urgenze".
Il 20 aprile, è stata presentata alla Camera dei Comuni inglese una mozione firmata da 34 parlamentari che, nell'esprimere apprezzamenti per l'iniziativa italiana sulla moratoria, chiede al Governo britannico di rafforzare la propria opposizione alla pena di morte e di sostenere la richiesta di moratoria globale. Primo firmatario Greg Mulholland, dei Liberali Democratici, la mozione è sostenuta anche da un cospicuo numero di parlamentari laburisti.


La Commissione

Il 3 gennaio, il vicepresidente della Commissione Ue, Franco Frattini, indica una possibile data per presentare la risoluzione Ue all'Assemblea dell'Onu: il prossimo autunno. “La Commissione Ue - assicura Frattini – è intenzionata ad andare avanti con la moratoria contro la pena di morte, anche se è chiaro che si devono scegliere i tempi appropriati”. “Tempi medi”, per il vicepresidente della Commissione, perchè “la cosa più pericolosa sarebbe sottoporre al voto una mozione e vedersela bocciare all'Assemblea dell'Onu”.
Il 15 gennaio, Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi con Romano Prodi, dichiara: “Dobbiamo lavorare insieme per arrivare alla moratoria.”


Il Consiglio d’Europa

Il 9 gennaio, a seguito dell’incontro con il Ministro degli esteri Massimo D’Alema, il segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis, dichiara di essere “impegnato a lavorare congiuntamente [con il governo italiano, NdR] per assicurare il massimo sostegno ad un'iniziativa nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite tesa a rilanciare quanto meno la prospettiva di una moratoria globale delle esecuzioni.”
Il 16 gennaio, con la firma del presidente Kurmanbek Bakiev, entra in vigore la nuova Costituzione del Kirghizistan che abolisce la pena di morte. Nei giorni successivi arriva la firma alla Dichiarazione dell’UE contro la pena di morte.
Il 12 febbraio, la Russia, paese membro del Consiglio d’Europa, comunica la sua adesione alla Dichiarazione contro la pena di morte. Il 23 gennaio, la moratoria sulla pena di morte era stato uno dei punti al centro dell’incontro a Soci sul Mar Nero tra il presidente del Consiglio Romano Prodi e il presidente russo Vladimir Putin.
Il 27 aprile, il Kazakistan firma la Dichiarazione di associazione contro la pena di morte promossa dall’Unione Europea. La decisione era stata preannunciata nel corso di diversi incontri promossi da Nessuno tocchi Caino nel paese centro-asiatico nei mesi precedenti, in particolare in occasione della Conferenza “Abolizione della pena di morte, moratoria universale e adesione alla Corte Penale Internazionale: il Kazakistan verso il raggiungimento degli standard internazionali più elevati”, svolta il 12 marzo 2007 ad Almaty, alla quale hanno partecipato i dirigenti di Nessuno tocchi Caino Marco Perduca, Antonio Stango e Yuliya Vassilyeva.


La Risoluzione del Parlamento Europeo

Il 1° febbraio, con 591 voti a favore, 45 contrari e 31 astenuti, il Parlamento europeo approva una risoluzione presentata da tutti i gruppi tranne quelli dell'estrema destra e degli euroscettici, in cui: “chiede sia applicata, immediatamente e senza condizioni, una moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell’abolizione della pena di morte, attraverso una risoluzione in tal senso dell'Assemblea Generale della Nazioni Unite in corso; sostiene fermamente l'iniziativa della Camera dei deputati e del governo italiani, sostenuta dal Consiglio e dalla Commissione UE nonché dal Consiglio d'Europa; invita la Presidenza UE ad adottare con urgenza un'opportuna azione per garantire che tale risoluzione sia presentata in tempi brevi all'Assemblea generale ONU in corso.” Gli eurodeputati radicali Marco Pannella e Marco Cappato, primi promotori della Risoluzione, dichiarano: “L'Unione europea deve smettere di aver paura di vincere. Negli ultimi giorni alcuni paesi europei come la Gran Bretagna si erano attivati per impedire la presentazione di una risoluzione in Assemblea generale, ottenendo segnali contraddittori e preoccupanti anche da parte della stessa presidenza tedesca e della Commissione europea”.
Il 2 febbraio, in un'intervista al quotidiano L'Unità, Francesco Paolo Fulci, ex ambasciatore italiano all'Onu, afferma: "Per definire l'atteggiamento assunto da Tony Blair nella vicenda della moratoria sulla pena di morte, faccio mie le parole del capogruppo liberale, britannico, al Parlamento Europeo: 'su questa vicenda Blair sta dimostrando di comportarsi come il 'barboncino' di Bush". "In grandi battaglie di civiltà come quella contro la pena capitale - ha aggiunto Fulci -, non ci si deve far condizionare da calcoli contingenti. Questa battaglia morale e civile, prima ancora che politica, va portata avanti sino in fondo con intelligenza e determinazione". "La strada da seguire - secondo Fulci - è quella della costruzione di una 'coalizione di coloro che vogliono' dire no alla barbarie della pena capitale.”
Il 26 aprile, il Parlamento Europeo ha nuovamente invitato la presidenza tedesca dell'Unione europea e i Governi degli Stati membri a presentare con urgenza, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite in corso, una risoluzione per una moratoria universale sulla pena di morte. Nel testo, presentato da tutti i gruppi tranne quelli dell'estrema destra e degli euroscettici e votato a larga maggioranza, l'assemblea di Strasburgo, che aveva approvato un appello analogo il primo febbraio scorso, cui il governo di Berlino non ha ancora dato seguito, indica la moratoria quale “un passo strategico verso l'abolizione della pena capitale in tutti i paesi”.
Il Parlamento europeo rivolge, quindi, “un nuovo appello agli stati membri affinché ottengano il sostegno di paesi terzi a favore della dichiarazione [di Associazione del 19 dicembre 2006]” ed incoraggiano l'Ue “a presentare immediatamente, con la cosponsorizzazione di paesi di altri continenti, una risoluzione per una moratoria universale” all' attuale Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Intervenendo il giorno prima in aula a nome del Consiglio europeo, il ministro tedesco Guenter Gloser, ha invece dichiarato che "finora la dichiarazione ha ricevuto il sostegno di soli 21 dei 47 membri del nuovo Consiglio dei diritti umani di Ginevra. Sarò franco: non abbiamo ancora la maggioranza."
“A fronte di una richiesta chiara, il Consiglio continua a difendere quella strada del rinvio, sempre lastricata di buonissime intenzioni e di cauta dissennatezza, che da 14 anni ha dilapidato una vittoria storica sulla cultura e pratica della morte, della guerra e della violenza.,” hanno dichiarato gli europarlamentari radicali Marco Pannella e Marco Cappato, promotori della Risoluzione del PE.


Le prese di posizione di Organizzazioni internazionali e Organizzazioni non Governative.

Il 3 gennaio 2007, il neo segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, ha fatto marcia indietro sulla pena di morte e ne appoggia l'abolizione, ha detto la sua portavoce Michele Montas. Commentando l'impiccagione di Saddam Hussein, il Segretario generale aveva detto che, anche se l'Onu è contro la pena di morte, “la decisione su questa materia spetta a ciascuno degli stati membri”. “Cerchiamo di lavorare per l'abolizione'', ha dichiarato la portavoce di Ban, osservando che sul bando delle esecuzioni non c'è consenso: “Alle Nazioni Unite ci fu un dibattito anni fa [nel 1994, ndr] che si concluse con una maggioranza di stati che si rifiutarono di condannare la pena di morte”, ha detto la portavoce osservando d'altra parte che “se l'Assemblea generale, che ha la competenza del problema, dovesse decidere per la moratoria delle esecuzioni”, Ban “lavorerà per farla applicare”.
Il 10 gennaio, il Presidente dell’Internazionale Socialista, il greco George Papandreou, nel corso di una telefonata a Romano Prodi, esprime “pieno sostegno” all’iniziativa del Governo italiano, inviando lettere ai leader dei partiti dell’Internazionale e proponendo di prendere a riguardo iniziative concrete.
L’11 gennaio, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a New York, il neo Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon dichiara: "Riconosco il trend in atto nel diritto internazionale e nelle prassi nazionali verso la graduale eliminazione della pena di morte, e io incoraggio questo trend.”
Il 24 gennaio, il nuovo segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, parlando al termine di un incontro con il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, ha detto di incoraggiare la tendenza crescente dei governi e del diritto internazionale a eliminare la pena di morte. "Nel diritto internazionale e nelle pratiche interne degli Stati c'è una tendenza crescente a un'eliminazione graduale della pena di morte, e io incoraggio questa tendenza", ha risposto Ban a chi gli chiedeva se appoggerà l'iniziativa italiana per riaprire una discussione all'Onu sulla moratoria internazionale contro la pena di morte.
Il 3 febbraio, il Congresso Mondiale contro la pena di morte, che si tiene a Parigi, si conclude con una dichiarazione che contiene per la prima volta nella storia del movimento abolizionista l'unanime riconoscimento dell'importanza di una moratoria universale decisa dall'ONU; il Congresso, infatti, riconosce “il grande valore che avrebbe per l'abolizione della pena di morte nel mondo il successo di una risoluzione dell'Assemblea generale”, e invita “i paesi membri delle Nazioni Unite a fare tutto quanto è loro possibile per assicurare l'approvazione di una risoluzione che chieda una moratoria immediata e universale delle condanne a morte e delle esecuzioni in vista dell'abolizione universale.” Al Congresso partecipa una delegazione di Nessuno Tocchi Caino e del Partito Radicale composta da Marco Pannella, Marco Cappato, Elisabetta Zamparutti, Marco Perduca, Antonio Stango, Yuliya Vassilyeva e Max Rizzo.
Il 23 febbraio, la presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Haya Rashed al-Kalifa, ha assicurato il suo impegno affinché l'iniziativa italiana per una moratoria universale sulla pena di morte abbia successo. "Ho promesso, nella mia potestà, di agire con i paesi membri perchè l'iniziativa italiana su questo tema molto importante abbia il consenso", ha detto al-Kalifa al termine di un incontro alla Farnesina con il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, avvertendo tuttavia che "ogni risoluzione ha bisogno di tempo per ottenere il consenso".
"Non penso che ci saranno riserve politiche sulla questione e nessun singolo paese può stoppare questa discussione", ha aggiunto al-Kalifa riferendosi all'opposizione degli Stati Uniti nei confronti dell’abolizione della pena di morte.
L’11 aprile, in riferimento al Cagre del 23 aprile, Amnesty International invia una lettera ai Ministri dell’Unione europea in cui afferma che pur ritenendo che “una Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu per una moratoria universale sarebbe una pietra miliare per l’abolizione mondiale” e che sarebbe di “fondamentale importanza che la risoluzione non sia solo a guida europea”, esprime dubbi che ciò sia possibile alla prossima Assemblea generale e pone come decisivo il raggiungimento di “almeno 100 firmatari sulla Dichiarazione di associazione”.
Il 18 aprile, il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon, in visita in Italia, ribadisce il suo sostegno “all'iniziativa del Governo italiano di presentare la proposta all'Assemblea Generale Onu perché sia raggiunta una moratoria globale sulla pena di morte", invitandolo a "rafforzare e moltiplicare le consultazioni con gli altri Paesi membri dell'Onu per raggiungere il sostegno necessario."
Il 24 aprile, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, in un'intervista al 'Quotidiano Nazionale' interviene nuovamente sulla moratoria: “Incoraggio e do il benvenuto all'azione italiana nel cercare una moratoria globale delle esecuzioni capitali. Come paese che ha iniziato la campagna, invito l'Italia ad andare avanti, non la considero una 'missione impossibile', non so quanto ci vorrà, ma dovete avere energia ed entusiasmo e continuare a crederci".
Il 27 aprile, Irene Kahn, Segretario generale di Amnesty Internatiomal, ha invitato l’'Italia ad andare oltre l'Ue, seguendo “una strategia globale ed efficace” per coagulare il consenso internazionale attorno ad una Conferenza di Stati abolizionisti in grado di “isolare” il nucleo duro di Paesi sostenitori. Serve “una coalizione internazionale per il cambiamento, un gruppo di campioni per cambiare, questa è la nostra sfida”, è stato l'appello di Kahn.
Il primo passaggio è quello di una moratoria universale da far votare a Palazzo di Vetro, seguita poi da una strategia “articolata a livello regionale” per assicurarsi che siano ratificati tutti i protocolli delle convenzioni internazionali sui diritti umani. Con l'obiettivo finale di una abolizione totale delle condanne capitali.
“Ho incoraggiato Prodi ad andare avanti nella battaglia - ha spiegato il Segretario generale raccontando dell'incontro [del giorno prima] con il Presidente del Consiglio - sottolineando al contempo la necessità di una strategia diplomatica che non può essere centrata solo sull'Unione Europea”.


Cosa chiedono Nessuno tocchi Caino e il Partito Radicale

Con lo sciopero della fame ad oltranza iniziato il 16 aprile, Marco Pannella, Sergio D’Elia, Valter Vecellio, Guido Biancardi, Claudia Sterzi e Lucio Bertè, chiedono al Governo italiano di ottemperare ai mandati ricevuti e agli impegni assunti davanti al Parlamento presentando una risoluzione per la moratoria universale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso che sia patrocinata, oltre che dall’Italia e altri paesi europei, anche e soprattutto da autorevoli paesi rappresentativi di tutti i continenti che ne condividono l’obiettivo.
E’ infatti assolutamente opportuno che la proposta di moratoria si connoti non come iniziativa dell’UE in quanto tale, rischiando di relegare in tal modo l’universalità della richiesta di moratoria a un vecchio schema- di sapore almeno euro-centrico se non proprio paleo o neo colonialistico, non più presentabile e degno di tale grande obiettivo.
Lo stesso Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha infatti invitato il Governo italiano a "rafforzare e moltiplicare le consultazioni con gli altri Paesi membri dell'Onu per raggiungere il sostegno necessario."
Quanto al “consenso europeo”, già in parlamento si precisò dovesse trattarsi di mera CONSULTAZIONE dei partner europei e, comunque, di procedura assolutamente non vincolante né interdittiva di un’azione originale autonoma dell’Italia.
D’altra parte, l’abolizionismo non è un connotato esclusivo dell’Europa. Nelle Americhe ci sono paesi che hanno abolito la pena di morte nell’Ottocento. In Africa la pena di morte è ormai caduta in disuso e anche paesi che sono stati teatro di massacri, come la Liberia e il Ruanda, hanno deciso di abolirla. Anche in Asia, che ha il primato delle esecuzioni, non mancano paesi che l’hanno abolita totalmente, come Timor Est e le Filippine che l’hanno cancellata poche settimane fa.
A questo punto, l’atto politicamente decisivo è, oltre alla stesura di un testo di risoluzione e l’avvio ufficiale e pubblico, in queste ore, da parte del Governo italiano delle consultazioni di partner europei e di Governi importanti di altri continenti per proporre loro di essere co-sponsor della risoluzione stessa, l’avvio di contatti con la Presidenza dell’Assemblea Generale dell’ONU per la riapertura di un punto all’ordine del giorno sulla moratoria.
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