WDO, LA FORMIDABILE IDEA
Come e perché un'organizzazione delle democrazie
ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA E DELLE DEMOCRAZIE
L’istituzione di un’Organizzazione Mondiale delle Democrazie e della Democrazia e’ l’obiettivo politico principale scelto dal Partito Radicale Transnazionale (PRT) in occasione del suo 38° Congresso svoltosi nel novembre del 2002 a Tirana, (Albania). Questa campagna ha avuto inizio nel luglio 2001 grazie ad una proposta di Emma Bonino, di Marco Pannella.
Con una frase Emma Bonino rese chiaro l’obiettivo: “come abbiamo un’Organizzazione Mondiale del Commercio per tutelare gli scambi e gli interessi commerciali, cosi’ abbiamo bisogno di un’Organizzazione Mondiale della Democrazia, per tutelare i diritti civili e politici dei cittadini”. Questa proposta rappresenta un’ alternativa credibile e comprensibile sia alle politiche di connivenza o di appeasement con le dittature, per decenni fiorite e consolidatesi all’interno delle istituzioni internazionali, sia a quegli interventi militari che sono stati resi spesso necessari per opporsi a dittatori e regimi non piu’ disposti a “collaborare” con il mondo libero, dopo decenni di lauti finanziamenti e di sostegni politici e diplomatici.
La proposta radicale mina alle fondamenta la tesi su cui si fonda la cosiddetta Realpolitik: anche il peggiore e brutale dei regimi puo’ essere tollerato e finanziato purche’ tuteli, anche solo temporaneamente, le politiche e gli interessi del momento. Queste politiche hanno purtroppo trovato attuazione non solo alle Nazioni Unite, dove decine di paesi membri sono dittature, ma anche nell’Unione Europea e individualmente in gran parte dei suoi paesi membri. Per lunghi periodi, questa scelta ha prevalso, interrotta da brevi parentesi, anche nelle Amministrazioni americane.
Le ragioni per le quali le istituzioni internazionali, e dunque la maggioranza dei Governi che le compongono, hanno spesso preferito convivere con le dittature invece di promuovere e incentivare l’adozione di riforme per affermare lo stato di diritto e la democrazia, si spiegano con l’accettazione di una realta’ che a prima vista appare inconfutabile. E’ un dato di fatto che i sistemi e le istituzioni democratiche sono, ancora oggi, un concetto e una realtà sconosciuta per quasi un terzo dell'umanità, che vive sotto regimi dittatoriali per nulla disposti ad allentare la morsa autoritaria grazie alla quale riescono a mantenere il controllo del potere pubblico al di fuori di qualsiasi controllo da parte dei loro cittadini.
In realta’ questa fotografia ignora alcuni elementi essenziali della realta’ in cui viviamo: nel corso degli ultimi 50 anni, le piu’ importanti organizzazioni regionali ed internazionali, a partire dalle Nazioni Unite, hanno adottato dichiarazioni universali e trattati internazionali, che riconoscono a tutta l’umanità i diritti civili, umani e politici fondamentali. Viene dunque volutamente ignorato - salvo eccezioni - che anche le dittature e i regimi sono vincolati da norme internazionali che, a partire dalla Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, li obbligano a comportamenti che, invece di reprimere, dovrebbero tollerare e promuovere il dissenso e le spinte riformatrici.
Questa situazione rende evidente una delle principali questioni irrisolte dalle Convenzioni e dagli altri strumenti internazionali in materia di protezione dei diritti umani e delle libertà civili: l’assenza di efficaci meccanismi di verifica e di incentivo all'applicazione delle norme internazionali, che siano in grado di assicurare effettivamente il rispetto del diritto quando venga violato dagli Stati.
Da questo punto di vista, la crisi delle istituzioni internazionali competenti è lampante. In particolare, è chiaro che la procedura di follow-up al cosiddetto "dialogo costruttivo" tra gli Stati e gli organismi che si occupano di verificare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e’ inadeguata a produrre risultati accettabili. La conseguenza è che anche quando venga accertata la violazione delle norme da parte degli Stati non esistono mezzi giuridici in grado di sanzionarla in modo efficace, o quanto meno di incentivare la soluzione positiva. Ciò significa che le norme internazionali in materia di diritti umani e i principi democratici, se pur teoricamente recepiti nel diritto interno da quasi tutti gli stati facenti parte delle Nazioni Unite, non sono effettivamente garantiti a centinaia di milioni di persone.
Vi e’ da dire che queste violazioni di legge non avvengono solo ad opera di dittature e regimi, ma interessano anche paesi o istituzioni, come gli Stati membri dell'Unione europea e l'Unione stessa che, ad esempio, pur avendo in molti casi inserito negli accordi di cooperazione con paesi terzi alcune "clausole democratiche" che subordinano l’esecuzione dell’accordo al rispetto di chiari principi democratici, finiscono per tollerarne in modo sistematico le violazioni.
La nascita di un’organizzazione mondiale delle democrazie, e cioe’ di un gruppo di paesi democratici convinti della necessita’ di rafforzare la capacita’ del diritto e delle istituzioni internazionali di svolgere un ruolo attivo e positivo nella promozione delle liberta’ individuali a livello globale rappresenta, secondo la tesi radicale, la premessa per l’istituzione di un’ Organizzazione Mondiale della Democrazia. L’OMD, infatti, dovrebbe essere un’istituzione capace di applicare quelle norme internazionali che, se continuassero a rimanere lettera morta, preannuncerebbero nuove tragedie umane ed umanitarie per una grande parte delle persone che abitano il nostro pianeta.
Le Nazioni Unite purtroppo, per come sono oggi, non sono in grado di realizzare questo obiettivo. Come ho gia’ accennato, il paradosso dell’ONU consiste nell’affidare la protezione dei diritti umani anche a paesi che sono loro stessi i primi a non rispettarli e questo stato di cose ha determinato in ormai troppi casi l’incapacità dell’ONU di far fronte al proprio mandato.
La nascita di un’organizzazione mondiale delle democrazie potrebbe seguire la strada che ha portato alla nascita dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, oppure del Consiglio d’Europa. Quest’ultimo ad esempio, prevede che l’ammissione o la possibilita’ di continuare ad esserne membri sia condizionata al rispetto di precisi standard democratici. I paesi appartenenti all’ex blocco sovietico, per esempio, hanno dovuto compiere profonde riforme per esservi ammessi.
Perche’ lo stesso principio non dovrebbe essere possibile per le Nazioni Unite o, appunto, per una nuova organizzazione mondiale delle democrazie?
A questa domanda nel corso degli ultimi anni hanno cercato di rispondere un numero crescente di attori, governativi e non governativi, che hanno prestato particolare attenzione al tema del rispetto dei diritti umani e civili a livello globale. Tra le iniziative piu’ importanti, e per chi scrive lo e’ in modo particolare, vi e’ la nascita della Comunita’ delle Democrazie. Lanciata nel giugno del 2000 con una Conferenza Ministeriale svoltasi a Varsavia su convocazione di sette paesi, e in particolare per iniziativa dell’Amministrazione Clinton, la Comunita’ delle Democrazie ha avuto l’adesione di oltre 100 Governi. La Comunita’ delle Democrazie e’ oggi coordinata e guidata da 10 paesi, il cosiddetto Convening Group, di cui fanno parte Repubblica di Corea, India, Stai Uniti, Messico, Cile, Polonia, Repubblica Ceca, Portogallo, Mali e Sud Africa.
Nella Dichiarazione di Varsavia del 2000 i membri della Comunita’ delle Democrazie hanno identificato una serie di principi che devono stare essere presenti affinche’ un sistema istituzionale possa dirsi democratico e, tra gli altri, si sono anche dati l’obiettivo di costituire un Gruppo Democratico all’interno delle istituzioni internazionali esistenti. Questa ultima proposta e’ stata poi ulteriormente elaborata quando i paesi del Convening Group, il 10 settembre del 2000, si sono dati l’obiettivo di costituire alleanze intergovernative all’interno dell’ONU sui temi relativi alla promozione della democrazia e al rispetto dei diritti umani attraverso, ad esempio, la sponsorizzazione e la presentazione di risoluzioni per l’elezione di Stati democratici all’interno dei vari organismi internazionali che compongono le Nazioni Unite.
A un anno di distanza da tale annuncio, la portata dell’attacco terroristico contro le Torri Gemelle e il Pentagono e’ stata tale da scuotere non solo la societa’ americana e la sua Amministrazione, che fino ad all’ora si era assestata su una generale diminuzione dell’impegno politico economico e militare in politica estera, ma ha anche le Nazioni Unite e la loro credibilita’ nel fronteggiare regimi che costituiscono una minaccia per l’intera comunita’ internazionale. L’attentato delle Torri Gemelle ha infatti mutato la stessa percezione di cosa il terrorismo sia in grado di realizzare laddove le sue strutture organizzative e finanziarie vengano lasciate consolidare e crescere, grazie alla Realpolitik, come e’ accaduto per Osama Bin Laden ed Al-Qaida sotto il regime dei Talebani.
Gia’ nel 1997, con l’avvento al potere in Afganistan degli “studenti di teologia”, Emma Bonino aveva lanciato il proprio grido d’allarme. La allora Commissaria Europea per gli Aiuti umanitari, fu infatti arrestata quello stesso anno a Kabul dai Talebani dopo essere entrata in un ospedale femminile per verificare di persona le condizioni in cui erano curate le donne afgane. Nelle ore successive Emma Bonino fu rilasciata e la notizia di un rappresentante di un’istituzione europea che non chiudeva gli occhi di fronte ai crimini e ai soprusi di una dittatura terribile e che invece sceglieva di denunciarne la pericolosita’, fece il giro del mondo; presto pero’, anche tale evento fu riassorbito e superato dalle altre “priorita’” della politica internazionale. Non del tutto comunque. Dopo l’arresto di Emma Bonino da parte dei Talebani, le Nazioni Unite ebbero un sussulto di dignita’ e decisero di non riconoscere a quel regime il carattere di Governo legittimo dell’Afghanistan. Molto altro sarebbe servito allora per fermare la barbarie e per liberare i cittadini e le cittadine afgane da un regime dispotico, come l’attentato dell’11 settembre e il successivo intervento militare in Afganistan per smantellare i campi di addestramento di Al-Qaida e per avviare un processo di ricostruzione democratica hanno dimostrato.
Nei mesi successivi all’11 settembre i Radicali hanno continuato a lavorare al proprio progetto di costituzione di un’organizzazione mondiale delle democrazie, proprio a partire dall’appena nato, ma quanto gia’ importante e significativo, esperimento della Comunita’ delle Democrazie.
Dall’aprile del 2002 al novembre dello stesso anno i radicali hanno operato per porre l’iniziativa radicale al centro del dibattito internazionale in tema di promozione del diritto individuale alla democrazia. Con il suo 38°mo Congresso il PRT ha scelto di dare priorita’, anche formale, alla campagna per l’istituzione dell'Organizzazione Mondiale delle Democrazie e della Democrazia (OMDD), adottando come prima iniziativa quella di partecipare con proposte concrete e con una nutrita delegazione capeggiata da Emma Bonino - che in corso d’opera ha poi rappresentato anche il Governo italiano - alla Conferenza Governativa della Comunita’ delle Democrazie che si è tenuta a Seul pochi giorni dopo la fine del Congresso.
Un primo riscontro positivo a quanto proposto si e’ avuto subito; se infatti la mozione generale approvata all’unanimita’ dal Congresso di Tirana proponeva,
“2) L'istituzione formale di "Democracy Caucuses", ovvero di gruppi di paesi democratici, all'interno del sistema delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali regionali come il Consiglio d'Europa e l'Organizzazione degli Stati Americani, a partire da quanto sancito nella dichiarazione di Varsavia e del Comunicato congiunto del Ministero degli Esteri del Gruppo dei paesi convocatori adottato nel settembre del 2000
pochi giorni dopo a Seul i Governi della Comunita’ delle Democrazie hanno stabilito che,
“ In stretta collaborazione con i membri della Comunità delle Democrazie che sono interessati, il "Convening Group" incoraggerà la formazione, tra gli altri, di coalizioni e "caucuses" per la promozione di risoluzioni internazionali e altre attività relative alla democrazia.”
Questo stesso obiettivo e’ stato successivamente ripreso e rilanciato Ginevra, il 9 aprile 2003, nel corso della Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, con l’organizzazione da parte del PRT di un evento in collaborazione con Freedom House e il Democracy Coalition Project dell’Open Society Institute. Si e’ trattato della convocazione di un’assemblea pubblica aperta a ONG e a delegazioni governative, sul tema del “Rafforzamento della cooperazione tra le democrazie in sede di Nazioni Unite”. A quel dibattito, caratterizzato dalla presenza di Marco Pannella e Jeane Kirkpatrick, ex Ambasciatore Usa all’ONU e capo delegazione degli Stati Uniti alla Commissione sui diritti Umani nel 2003, hanno partecipato un centinaio di delegati non governativi e hanno preso la parola i Governi di Italia, Polonia e Romania per esprimere il loro sostegno a un’ iniziativa concreta volta a rilanciare il processo della Comunita’ delle Democrazie.
Nei mesi successivi poi e’ stato costituito a New York un gruppo di lavoro di ONG, che si è dato come obiettivo principale e fondante la costituzione “gruppi democratici” in sede di Nazioni Unite, sia in sede di Assemblea Generale che di Commissione sui Diritti umani. Di questo gruppo di lavoro fanno parte, oltre a Freedom House e al Democracy Coalition Project anche Human Rights Watch, la Lega Internazionale per i Diritti Umani, il Council for a Community of Democracies e Campaign for a UN Reform, oltre al PRT.
Alcune personalita’ internazionali si sono schierate pubblicamente a sostegno di questo progetto e, nei mesi di luglio e settembre Emma Bonino, George Soros, Jeane Kirkpatrick, Madeleine Albright, Morton Halperin, Genaro Ariagada, Bronislaw Geremek, Kenneth Roth, Marco Pannella ed altri, si sono rivolti ai dieci paesi convocatori della Comunita’ delle Democrazie per chiedere passi concreti ed immediati per la costituzione del Gruppo Democratico all’interno dell’ONU. Il Segretario di Stato Americano Colin Powell ha risposto a queste lettere condividendone l’obiettivo e impegnando l’Amministrazione americana su questo.
Inoltre, lo scorso 18 luglio a Roma, Non c’e Pace Senza Giustizia, in cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri italiano, ha promosso presso il Senato italiano una tavola rotonda/dibattito sul tema del “Ruolo della Comunità Internazionale nella promozione della Democrazia e dello Stato di Diritto”. Hanno partecipato a questa iniziativa, oltre al Presidente del Senato Marcello Pera e a Emma Bonino, che hanno aperto i lavori, Saad Ibrahim, l’ex Primo Ministro del Bangladesh Sheik Hasina, l’ex primo ministro del Sudan Sadek el Mehdi, Bernard Kouchner, nonche’ i rappresentanti del governo rumeno e cileno. I lavori della tavola rotonda sono stati conclusi da un importante intervento del Sottosegretario agli Esteri del Governo italiano Margherita Boniver, che ha esplicitamente sancito l’impegno del Governo italiano per la convocazione di Gruppi democratici in sede ONU, e da Marco Pannella, che ha ribadito l’impegno dei radicali per far sì che la campagna per l’OMD divenga una delle priorità nella politica transnazionale. Alla luce del dibattito svoltosi in quella sede, le raccomandazioni contenute nel documento di lavoro preparato da Non c’è Pace Senza Giustizia e dal Partito Radicale Transnazionale sono state inviate ai Governi della Community of Democracies.
Un primo risultato concreto di questa mobilitazione si e’ avuto il 26 settembre 2003 a New York quando i dieci Ministri degli Esteri del Convening Group, affiancati anche dai colleghi di Italia, Romania e Peru’, si sono riuniti ed hanno sancito la costituzione del Gruppo Democratico in sede ONU dove questo ha gia’ iniziato ad operare, seppur a ritmi di lavoro non adeguati.
Il rischio che si profila, anche per l’effetto rivoluzionario che sul modo di operare delle Nazioni Unite potrebbe avere la costituzione e l’operativita’ effettiva di un “Gruppo Democratico” – che mette in discussione i concetti di gruppi regionali, le alleanze politiche ormai antiquate come ad esempio quella del gruppo dei Non allineati - è che a tale impegno non facciano seguito iniziative concrete da parte dei Governi promotori, come è in gran parte accaduto nel tempo trascorso tra la Conferenza tenuta nel 2000 e quella svoltasi nel 2002.
E' per questo che le iniziative da intraprendere a livello internazionale, fin dalle prossime settimane dovranno essere volte a far si’ che il Piano d'Azione di Seul, ed ogni azione della Comunita’ delle Democrazie possano effettivamente realizzarsi. Il rafforzamento della collaborazione tra Governi e Organizzazioni Non Governative sara’ strategicamente essenziale, come lo e’ stato per l’avvio e per portare a compimento l’istituzione della Corte Penale Internazionale.
La campagna per la costituzione di un’Organizzazione Mondiale delle e della Democrazia rappresenta indubbiamente una sintesi efficace del pensiero e dell’azione liberale e nonviolenta elaborata nella secondo meta’ del 20mo secolo da Marco Pannella; divengono infatti proposta politica realizzabile e a portata di mano, anche grazie a all’evoluzione di una societa’ sempre piu’ globale ed interdipendente, quei principi dell’umanesimo liberale che considerano il rispetto della persona e dei suoi diritti fondamentali sulla base di norme giuridiche di portata universale (e non quindi il ruolo dello Stato, del Partito o della Chiesa), quale parametro centrale per misurare il tasso di liberta’ garantito ai cittadini da un ordinamento giuridico.
E’ di Marco Pannella la felice definizione dei diritti umani come “diritti individuali storicamente acquisiti”. Tocca ai militanti e alla classe politica, ma in realta’, tocca a cisacun cittadino adoperarsi affinche’ il corso della storia non sia fatalmente troppo lungo per coloro che sono privi delle elementari liberta’ di cui noi invece disponiamo.
Pochi mesi fa Aung San Su Kyi, dopo essere stata messa nuovamente agli arresti dalla giunta militare che l’ha spodestata con un colpo di Stato oltre dieci anni fa dopo che il suo partito aveva regolarmente vinto le elezioni, ha dichiarato rivolgendosi al mondo libero:”Per favore, usate la vostra liberta’ per promuovere la nostra”. Diamole ascolto.






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