LISTA PROVINCIE? NO, GRAZIE!
La lista presentata alle provinciali 2009 dall'Associazione Radicali Lecco e da Lecco Liberale
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LA CURIOSITA'
Perché Provincie è scritto con la “i” nel nostro simbolo? Perché nella versione originale della Carta Costituzionale del 1948, al Titolo V art. 114, così sta scritto.
QUALCHE PREMESSA a cura di Luca Cesana
Come sapete tra alcuni mesi si terranno le elezioni amministrative, ivi comprese quelle riguardanti le Province.
Un breve quadro (che possiamo titolare “Province: queste sconosciute”) seguito da una proposta.
Le Province sono un’invenzione legislativa di importazione, imposta dalle baionette napoleoniche secondo criteri di mera funzionalità militare; esse non si trovano, infatti, nella galassia delle “libertà” medievali sancite dagli statuti municipali, bensì nell’organizzazione centralista napoleonica che fu presa a modello dagli stati italiani preunitari.
I tentativi di abolire queste entità artificiali sono innumerevoli e vantano una lunga storia.
Già Francesco Crispi parlava della Provincia come di “un ente artificiale che può essere soppresso perchè non ha una consistenza naturale come il Comune”.
A differenza dell’istituto comunale la Provincia risponde a una volontà di accentramento sorta in età moderna con l’avvento dello Stato nazionale (paradossale, in questo senso, che i più accaniti difensori delle Province siano i sedicenti federalisti della Lega).
La prima proposta formalizzata per l’abolizione delle Province è a firma dell’on. Gesualdo Libertini e risale al 1902. Saltiamo al dopoguerra e all’assemblea costituente: nella seconda sottocommissione (ordinamento costituzionale dello Stato) numerosi furono coloro che si espressero chiaramente per la soppressione del “mostro”; tra questi vale ricordare il futuro Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e l’esimio costituzionalista Costantino Mortati. Ma la pressione dell’Upi (Unione province italiane) riuscì a ribaltare l’esito della discussione (ah, le Caste). Le riserve sull’utilità dell’ente provincia riemersero, come naturale, con l’effettiva entrata in funzione delle Regioni (22 anni dopo l’approvazione della Costituzione che le prevedeva!). Fu Ugo La Malfa il capofila della battaglia, vedeva in esse “un costo esorbitante rispetto ai compiti che hanno”.
Nulla da fare neanche per il buon La Malfa.
Veniamo ai giorni nostri: Chicco Testa non molti anni orsono ebbe l’ardire di suggerirne la chiusura. Mal gliene incolse. Citiamo alcune delle spropositate reazioni a tale impudicizia: dal sen. diessino Montino “ha parlato (NDR Testa) alla ricerca di visibilità, idea di cattivo gusto, si vede che la politica non è il suo mestiere” all’immarcescibile Willer Bordon “dichiarazioni puerili”; per chiudere un comunicato di un Sindacato (e chi, se no?!?), la Cisl, “bisognerebbe abolire Testa!”.
(NDR – esportare CGIL-CISL e UIL in Cina!)
Da ultimo, vale ricordare “il Sole 24 Ore” che nel 2006 rilanciò l’idea (naturalmente anch’esso subissato da roboanti quanto indignate reazione della Casta: “Giù le mani dalle Province!”).
Eppure le argomentazioni addotte dall’organo di Confindustria erano tutt’altro che banali: le nostre province scriveva Gianfranco Fabi “non trovano analogie in alcun Paese simile all’Italia. In Francia i Dipartimenti hanno dimensione analoga, ma al di sopra c’è poi solo lo Stato. E in Germania non c’è nulla tra i Comuni e i Lander. In Gran Bretagna ci sono le Contee, ma hanno un carattere tecnico-amministrativo e non politico. Negli USA avviene lo stesso”.
In realtà qualcosa di simile alle nostre Province c’era una volta in Gran Bretagna, le 45 Contee metropolitane. Ma nel 1985 Margaret Tatcher le spazzò via tutte d’un colpo, compresa quella di Londra.
Ma quali sono le competenze di questa enorme quantità di Province (sempre in costante crescendo)? “Tutte cose che potrebbero essere tranquillamente assegnate ai Comuni più alcune deleghe delle Regioni che rappresentano un ulteriore ostacolo alla fluidità nelle decisioni.” sostiene Fabi.
Aggiunge Augusto Barbera: ” Quelle che contano sono un paio. Edilizia scolastica per gli istituti superiorie quel pezzo di viabilità che l’Anas reputa meno importante. Il resto sono castelli in aria”.
Bene, stabilita la pressochè assoluta inutilità aggravata da un ulteriore appesantimento burocratico delle Province, sorge spontanea la domanda: ma quanto ci costano? E qui viene il (si fa per dire) bello. Secondo il Sole il solo atto di nascita di una nuova Provinicia costa la modica cifra di 50 milioni di euro. Le Province, nel loro complesso, comportano spese per circa 16 MILIARDI di euro l’anno! Secondo dati forniti dalle Province stesse i puri costi della politica provinciale (ovvero quelli relativi agli emolumenti agli amministratori) ammontano a circa 115 milioni di euro l’anno; in media ogni Provincia costa al cittadino-suddito più di un milione di euro l’anno!
Aggiungiamo solo che, data la scarsità delle materie di competenza, gran parte delle spese delle Provincie sono funzionali al proprio auto-mantenimento. Per non parlare dell’abnorme e costante incremento dei dipendenti pubblici con corrispettivi aumenti di costi. Un solo dato: nel 2005 il rapporto spese per il personale/entrate correnti (leggesi tasse) era del 23%: un’autentica follia economica!
Tutta questa lunga (e me ne scuso) premessa, per giungere ad una proposta che non è, non può essere, solo quella della necessità ed urgenza di una battaglia politica per l’abolizione delle Provincie.
A nostro avviso, serve qualcosa di più clamoroso ed ecclatante per scuotere l’immobilismo cronico che contraddistingue la nostra Classe Dirigente (mai come in questo caso Classe Digerente).
Proposta demagogica? O, peggio, “grillesca”? Non direi: demagogico è , per esempio, chiedere a gran voce la diminuzione degli stipendi ai Parlamentari; ben diverso è pretendere una riforma a costo zero e incasso 16 miliardi di euro annui. O almeno così ci pare.
Bibliografia:
“La Casta” – Sergio Rizzo e Gianantonio Stella, Rizzoli
“Abolire le Province” – a cura di Silvio Boccalatte, Rubbettino
IL PROGRAMMA
L’Assemblea Costituente le aveva intese come entità di decentramento amministrativo e solo in extremis l’art. 114 le consacrò come ente politico. Ente divenuto del tutto inutile quando entrarono in funzione le Regioni a statuto ordinario nel 1970. A partire da quel momento molti sono stati i tentativi per sopprimerle.
“un ente artificiale che può essere soppresso perchè non ha una consistenza naturale come il Comune” – Francesco Crispi
“un costo esorbitante rispetto ai compiti che hanno” – Ugo La Malfa
“non trovano analogie in alcun Paese simile all’Italia” – Gianfranco Fabi, Il Sole 24 Ore
”bisogna tagliare gli enti inutili come le province e le comunità montane” – Silvio Berlusconi, da Matrix dell’11 aprile 2008
Provincie? No, grazie. Abolire le Province per ridurre i costi, destinando le risorse liberate per lo sviluppo e in seguito per ridurre l’insostenibile pressione fiscale.
Le Province, che crescono a vista d’occhio così come i dipendenti pubblici, ci costano la bellezza di circa 17 MILIARDI (corrispondenti all’1% del Prodotto Interno Lordo)!
Un costo folle per un ente che, come afferma il costituzionalista Augusto Barbera, conta solo “un paio” di competenze: l’”edilizia scolastica per gli istituti superiori e quel pezzo di viabilità che l’Anas reputa meno importante. Il resto – prosegue Barbera – sono castelli in aria”.
Abolire le province perché costituiscono un ulteriore appesantimento e conseguente allungamento dei tempi burocratici.
Provincie? No, grazie. Il nostro programma
La nostra proposta è quella di sostituire le attuali Province con strutture di coordinamento sovracomunali non elettive finalizzate esclusivamente ad affrontare specifici problemi elaborando soluzioni coordinate.
Ma, dato che questo sarà possibile solo dopo l’abolizione delle province, fin da subito i nostri eletti si impegnano a combattere per un loro netto ridimensionamento, attraverso una ferrea riduzione delle spese. In concreto proponiamo
1) Riduzione del 50% degli assessorati e drastico taglio delle consulenze:
5 assessorati più il Presidente e razionalizzazione delle consulenze;
2) Dismissione di Enti e società controllate e/o partecipate come Società Pubblica Trasporti SPA, Società Polo Logistico Integrato SPA, Lario Fiere Centro Espositivo e del Casinò di Campione con eliminazione delle fiscalità di favore a carico dello Stato italiano. Il tutto attraverso gare d’appalto trasparenti e competitive secondo le normative europee;
3) Maggiore collegialità e sinergia tra i Comuni: una provincia non più politicizzata e partitocratica, ma un Consorzio dei Comuni per potersi coordinare in maniera più efficiente, garantendo così ai cittadini servizi migliori.
4) Trasparenza e partecipazione: istituzione dell’Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati, sviluppo e incremento degli strumenti di democrazia partecipata;
IL CANDIDATO PRESIDENTE E LA LISTA DEI CANDIDATI
FRANCO BENOFFI GAMBAROVA è il candidato alla Presidenza della Provincia di Lecco della lista Provincie? No, grazie.
Collegio 1
BARZANO’: CORRADI MICHELE
Colegio 2
BELLANO: CORTI CHIARA
Collegio 3
CALOLZIOCORET 1: CORTI STEFANO
Collegio 4
CALOLZIOCORTE 2: PESSINA MASSIMO
Collegio 5
CASATENOVO: MAGGIONI LUCA
Collegio 6
COLICO: MONTI ROSSANA
Collegio 7
COSTAMASNAGA: MONOLO GIULIANA
Collegio 8
GALBIATE: BASSANI LUIGI
Collegio 9
LECCO 1: SILBE TITO FRANCO
Collegio 10
LECCO 2: CESANA LUCA
Collegio 11
LECCO 3: MONTI ROSSANA
Collegio 12
LECCO 4: LILLIA LILIANA
Collegio 13
LECCO 5: PANZERI VANDA
Collegio 14
LECCO 6: MASTRAGOSTINO FILIPPO
Collegio 15
MALGRATE: CESANA LUCA
Colegio 16
MANDELLO: GOBBI DIMITRI
Collegio 17
MERATE 1: BALESTRINI DOMENICO
Collegio 18
MERATE 2: SILBE TITO FRANCO
Collegio 19
MERATE 3: BISI ELIA
Collegio 20
MISSAGLIA: BALESTRINI DOMENICO
Collegio 21
MOLTENO: GALBIATI SILVIA
Collegio 22
MONTICELLO: MAGGIONI LUCA
Collegio 23
NIBIONNO: PEREGO LUCA
Collegio 24
OGGIONO: GALBIATI SILVIA
Collegio 25
OLGINATE: SAGGESE DOMENICO
Collegio 26
OSNAGO: MESCHI VIRGILIO
Collegio 27
PRIMALUNA: MONOLO GIULIANA
Collegio 28
ROBBIATE: MESCHI VIRGILIO
Collegio 29
ROVAGNATE: FABRETTO BRUNO
Collegio 30
VALMADRERA: PLATANI NOVELLA






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