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Home / Una moderna epopea

UNA MODERNA EPOPEA



















 

 

PROVE INCONFUTABILI DELL'ESISTENZA DEL REGIME

SOMMARIO:

CAPITOLO I
LE RAGIONI

CAPITOLO II
IL RIFIUTO

CAPITOLO III
LA RESISTENZA

CAPITOLO IV
DOCUMENDA

CAPITOLO V
LA MISSIONE

CAPITOLO VI
LA DICHIARAZIONE

CAPITOLO VII
GLI OBIETTIVI

CAPITOLO VIII
IL RICORSO

CAPITOLO IX
L'ATTESA

CAPITOLO X
IL RESPONSO

CAPITOLO XI
ANDARE AVANTI

CAPITOLO XII
IN TRIBUNALE

CAPITOLO XIII
LA RISPOSTA

CAPITOLO XIV
PRIMARIE BIDONE

CAPITOLO XV
PRIMA (ED ULTIMA) UDIENZA

CAPITOLO XVI
CICLO VIZIOSO

CAPITOLO XVII
PROVE DELL'ESISTENZA DI UN REGIME

THE END






SOTTOSCRIVI


CAPITOLO I: LE RAGIONI

"Mi candido per salvare il centrosinistra innanzitutto da se stesso, da una evidente liquefazione che può portare alla nascita di un Pd già battuto o condannato ad un'impresa impossibile". Lo ha detto il leader radicale Marco Pannella presentando la propria candidatura alle primarie dei 14 ottobre per l'elezione del segretario del Pd. "Sono qui - ha aggiunto - con la mia storia e penso che il mio passato possa essere se non una garanzia, una indicazione favorevole per il futuro".

Pannella ha presentato la sua candidatura in una conferenza stampa al quartiere generale dei radicali in via di Torre Argentina insieme al ministro Emma Bonino, alla segretaria dei Radicali italiani Rita Bernardini e ai dirigenti radicali Sergio D'Elia, Elisabetta Zamparutti, Sergio Stanzani, e Gianfranco Spadaccia.

La decisione, spiega Pannella, è stata presa in una riunione dei dirigenti radicali ieri notte e sarà sostenuto da un comitato che ha già come prime firmatarie Mina Welby, Maria Antonietta Farina Coscioni e Maddalena Nuvoli. E l'obiettivo è quello di raccogliere, entro lunedì, le 2000 firme necessarie (almeno 100 per ognuna delle 20 regioni). In mano un volantino originale del 1993, della 'Lista Pannella per il Partito Democratico', il leader radicale replica a quanti hanno sollevato dubbi sulla legittimità della sua candidatura. "Mi risulta - osserva - che Ds e Dl abbiano fatto dei congressi che hanno eletto organi dirigenti anche se poi magari verranno sciolti dopo l'elezione della costituente. Inoltre io non ho incarichi nel partito radicale, solo in quello transnazionale. Dopo 50 anni devo rinunciare alla doppia tessera?"


CAPITOLO II: IL RIFIUTO

''Non spetta all'ufficio di presidenza del Pd valutare ed escludere o ammettere Pannella alla candidatura per la carica di segretario della costituente del Pd. E' una attribuzione che e' dell'ufficio tecnico elettorale al quale vanno presentate le candidature e quindi e' in quella sede che verra' formalmente valutata la eventuale candidatura o proposta di candidatura di Pannella''. Lo dice a Radio Radicale Mario Barbi, membro dell'ufficio di presidenza del Pd.

''Mi pare che i tratti di estemporaneita' e di strumentalita' della candidatura di Pannella - aggiunge - prevalgano sulla meditazione e la fondatezza politica di questa candidatura. O vi e' un processo politico che la precede, che non puo' che essere meditato e non puo' che tenere conto delle circostanze in cui stiamo organizzando questo processo stituente, oppure, se non vi sono tutte queste cose, l'elemento non presenta quei caratteri di fondatezza e di vera adesione che qualificano questa proposta''.

''Che la qualifichino - conclude Barbi - come qualcosa che vada oltre la estemporaneita' e indichino invece la volonta' di avviare un processo politico meditato che non riguardi solo Marco Pannella, che pure e' dirigente di Radicali italiani pur non essendone il segretario, ma la formazione politica che Pannella rappresenta''.


CAPITOLO III: LA RESISTENZA

"Io non mollo". Marco Pannella non arretra di un centimetro e respinge la decisione dell'Ufficio di presidenza del Pd che questa mattina ha deliberato l'inopportunità della candidatura alle primarie del leader dei Radicali. "Ora - spiega Pannella raggiunto al telefono - si tratta di depositare le firme della mia candidatura che non può essere respinta con una decisione antidemocratica,antipolitica, stoltamente burocratica e di regime".

"Rivolgo un appello ai democratici".Così Marco Pannella, commentando la decisione presa dall'Ufficio di presidenza del Pd di non accettare la sua candidatura per le primarie. "Che io sappia l'appartenenza al ceto burocratico non costituisce titolo di per se di moralità politica", sottolinea il leader dei Radicali.

"Aspetto di leggere la delibera - è la premessa -, mi auguro però che tutti i democratici del Pd e contro il Pd si schierino contro una decisione che preclude a tanta parte del popolo di sinistra e di centro di essere rappresentata con le sue idee, speranze e attese".

"Comprendo - è il ragionamento ironico di Pannella - che dinanzi al comitato promotore della mia candidatura questi signori reagiscano come quella parte dell'Unione che anatemizzò il nome stesso di Luca Coscioni inserito nelle liste radicali appena un anno prima di quando Rnp e militanti e votanti radicali salvarono l'Unione e il centrosinistra con il loro intervento".


CAPITOLO IV: DOCUMENDA

La realtà che viviamo è brutale. Lo sarà anche la mia risposta, in fatti e parole.

Il mio obiettivo (con buona parte della "squa­dra" della quale ininterrottamente faccio parte da cinquant’anni) è oggi quello di ripetere un miraco­lo (in attesa di beatificazione) simile a quello per cui oggi i promotori ulivisti del costituendo Partito Democratico sono, per nostro merito o colpa, pres­soché tutti Presidenti: della Repubblica, del Senato, del Consiglio; al minimo Ministri o alti Sottosegretari, per avvenuta alternanza con l'altra componente del regime, quella berlusconiana, anzi­ché sgominati e scomparsi.

Nel 2005 demmo priorità all'obiettivo dell'al­ternanza (per poi l'alternativa) di Prodi a Berlusconi; per mandare a casa "i capaci davvero, ma davvero, di tutto" e riportare a guidare il Palazzo i "buoni quasi a niente".

Erano trascorsi 4 o 5 giorni dalla "catastrofe" referendaria del 4 giugno, in tre settimane annun­ciammo con i compagni dello Sdi — dapprima- la nascita della Rosa nel Pugno; dopo altre tre, Enrico ed io prendemmo posizione contro il Concordato e il Trattato con il Vaticano; e, a Fiuggi, a favore del­l'eutanasia e 30 altri obiettivi ... I buoni a nulla", che accorrevamo a sostenere, risposero tollerando di malagrazia la RNP se "socialista", con riflesso ostile, nemica, se "radicale".

Arrivammo sotto elezioni: la preesistente maggioranza ulivista cominciò subito a liquefarsi, ancora un paio di giorni e sarebbe del tutto scom­parsa. Si salvò per 24.000 voti. Quali? La Rosa nel Pugno ne ebbe quasi un milione, ma ne trasportò almeno 500.000 dall'area dell'astensione e, soprat­tutto, da quella berlusconiana. Un voto tolto all'av­versario ne vale due...

Per ottenere questo risultato, avevamo condotto noi radicali della RnP, una campagna durissima: perfino con scioperi della fame e della sete, per denunciare soprusi e illegalità bipartisan, miasmi fetidi di regime, non solamente di Casa della Libertà. In campagna elettorale, l'Unione ci aveva reso pressoché clandestini; come Berlusconi: anche per lui avere sempre ''contro", in Tv, i "comunisti" rientrava appieno nella sua tattica.

E’ passato un anno. L'immagine, la situazione de! centrosinistra sono in liquefazione, l'opinione pubblica ha ripreso ben presto il corso interrotto dai risultati elettorali e da un primo semestre di attesa e di osservazione, come dimostrano i sondaggi pas­sati dal 44% di giudizi negativi sull'operato del governo del maggio scorso al 66% di giugno.

Si tratta (per me, spero anche per l'intera galassia radicale) di non limitarci mai a vivere e crescere isolati e "salvati" nel vissuto concreto del nostro territorio, delle sue genti, del proseguirsi della nostra storia nelle loro coscienze.

Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, ora Giovanni Nuvoli, sono in nomi dei nostri compa­gni e della nostra politica di sempre: dal corpo dei malati, dagli sterminati per fame nel mondo, dagli oppressi e sfruttati di tutto il globo, a cominciare da casa nostra, al cuore della politica, della società. Nessuno tocchi Saddam e la moratoria della pena di morte nel mondo. L'esplodere finalmente con evi­denza delle due, tre malattie mortali italiane da noi snidate e combattute da mezzo secolo: la corruzio­ne oligarchica, tumorale della politica partitocratrica; quella della giustizia criminogena pluricondannata in Europa e nel mondo, e della etica laica, democratica, liberale, contro la ferocia fondamentalista, vaticana o talebana che sia. Noi continuiamo a fare la nostra parte, come per le elezioni del 2006 e, prima, per il referendum del 2005. Ma non può, non deve bastarci. Ci facciamo intanto carico del necessario mantenimento in vita della Rosa nel Pugno, la proposta, il progetto finora più avanzato e moderno di grande riforma laica, socialista, libe­rale, radicale. Contro le vecchie illusioni con cui ci si illude di "superarla".

Temo che il Partito Democratico, per fortuna costituendo e non già costituito, non possa riuscire da solo (e solo perché "libe­ratosi" dalla compagnia comunista) a edi­ficare il nuovo che urge. Lì dove, per ora, i suoi autori riescono solamente ad avere gran forza... di gravità un po' plumbea, per troppa parte dell'opinione pubbli­ca... democratica, socialista, laica.

Per questo mi candido anch'io a rappresentarlo. Perché la grande storia radicale, dal "Mondo" del 1955 a oggi, possa esser d'aiuto, presente. Nel solo modo che conosco: duro, tollerante, laico, liberale, socialista. Di credente nella laica religione della libertà e della solidarietà, della comunità - capitiniana, buddista — e della compresenza dei vivi e dei morti. Con la storia della mia vita, ma della mia, come per ogni alno candidato.

Mi è stato chiesto dal costituito (pare) "Ufficio di Presidenza" del (costruendo pare) Partito Democratico di documentare serietà, dura­ta

Le motivazioni vere della mia "adesione". Io, al loro posto, chiederei sempre anche un curriculum testimonianza delle "capacità" comprovate di ciascuno.

Per me, rispondo: perché abbiamo pre-visto e voluto il vostro esserci ed esserci come Partito Democratico.


CAPITOLO V: LA MISSIONE

"Questo è un momento di grande e singolare responsabilità per quanti stanno in questo palazzo". Lo ha detto il leader radicale Marco Pannella entrando al quartier generale del Pd a piazza SS. Apostoli, assieme a Sergio Stanzani, Rita Bernardini e Marco Cappato per consegnare 2.823 firme a favore della sua candidatura a segretario del Partito democratico.

"Noi della Rosa nel Pugno - ha aggiunto - e soprattutto noi radicali abbiamo contribuito alle scorse elezioni a salvare l'Unione che ha vinto per 24 mila voti e noi gliene abbiamo portati un milione: siamo qui per lo stesso motivo per tentare un miracolo cioè salvare il Partito democratico dallo scoramento che c'è nel popolo della sinistra".

Pannella poi garantisce che il suo impegno ci sarà anche in caso la candidatura non venga accettata. "Se faremo ricorso? - spiega - E' evidente: mica li possiamo abbandonare alla loro scemenza quando c'è. Già l'abbiamo fatto una volta...".

Infine Pannella spiega che da parte dei radicali c'è stata "una fatica interiore" a raccogliere le 2 mila firme perché "noi siamo abituati a raccoglierne anche decine di milioni" ma con regole diverse rispetto a quelle per la candidatura alla segreteria del Pd.


CAPITOLO VI: LA DICHIARAZIONE

Se eletto Segretario Nazionale del Partito Democratico, quale e con quali obiettivi risulterà connotato dall’Assemblea Costituente, opererò nel rispetto e nell’esercizio pieno e responsabile delle competenze che risulteranno assegnate qual mio incarico.

Opererò in spontanea e rigorosa obbedienza alle regole statutarie del Partito, nello spirito e in coerenza con l’art. 49 Costituzione, che va – a mio avviso- riletto, rianimato, inverato dal PD, al pari di ogni altro, per ristabilire, in pienezza, ordine democratico e Stato di diritto nel nostro Paese. Ho (malvolentieri) sottoscritto la dichiarazione di lealtà al Partito, al suo Segretario, quale che sia l’eletto fra noi candidati di oggi. Ciò appartiene, comunque, per il liberale e nonviolento che sono, non solamente ad un imperativo di coscienza ma in primo luogo all’intera mia vita pubblica e personale e di Radicale delle quali non ho assolutamente motivo di pentirmi e di passare ad onorare ideali, obiettivi, metodi e mezzi di lotta diversi da quelli a cui ho dato corpo e anima finora.

Se eletto opererò con urgenza e rigore per dotare e connotare il Partito di E-Democracy perché ad ogni livello di responsabilità dirigente, nazionale, regionale, provinciale e comunale si possa continuamente avere la forza della conoscenza delle opinioni e delle attese sia delle e degli iscritti, sia dell’opinione pubblica, sul nostro operato e sui nostri bilanci di attività, di riforme.

Rispetterò pienamente, e lo esigerò anche da ogni altro, ogni decisione presa in modo conforme al nostro Statuto, nel rispetto delle regole.

A tal proposito è necessario chiarire a chi voglia chiarezza che ritengo di trovarmi nella condizione di massima libertà, massima, rispetto ad ogni altro, di rispettare sin d’ora ogni impegno nei confronti del processo Costituente e formativo del nostro Partito. Sono infatti, a mia conoscenza, iscritto e militante ad Associazioni e Movimenti (“Nessuno Tocchi Caino”, “Associazione Luca Coscioni”, “Radicali italiani”, tra l’altro) che escludono qualsiasi obbligo e dovere di obbedienza, di rispetto di decisioni pur legittimamente e democraticamente prese dall’iscritto. Il solo incarico di rilievo che attualmente ricopro è quello di Presidente del Senato del Partito Radicale Transnazionale, Nonviolento e Transpartitico, ONG riconosciuta e operante nell’ECOSOC, Partito cui per Statuto è fatto divieto esplicito di partecipare ad elezioni politiche di qualsiasi natura, nazionale o comunitaria in quanto tale.

Sono altresì Responsabile dell’Associazione Lista Pannella, il cui organo è “Radio Radicale”, per esigenze dovute alla giungla legislativa italiana: questa Associazione non dispone di un solo collaboratore, non ha spese che non siano di erogazione documentate dal bilancio annuale, pubblicizzato ai sensi di legge.

Inoltre, non abbiamo e non ho una nozione proprietaria delle organizzazioni politiche cui faccio parte. Nessuno, io per primo, ha il potere di “scioglierle”. Né motivo.

In tali condizioni, giungerei all’appuntamento del 14 ottobre non onerato da nessuna condizione di appartenenza partitica tradizionale, da obblighi, diritti e doveri che molti altri trasferirebbero al PD, dai loro partiti attuali di appartenenza, nessuno dei quali in quel momento ancora formalmente disciolto e chiuso.

Per finire, vorrei richiamare l’attenzione “competente” (prego di scusarmi se confesso di non sapere bene quale sia) su quanto segue:

Nel 2005, immediatamente dopo l’esito referendario sulla legge 40, la galassia Radicale, in primis l’Associazione Coscioni e Radicali Italiani, decisero essere assolutamente urgente e necessario provocare l’alternanza fra centro-destra e centro-sinistra e, assieme ai compagni dello SDI e come Rosa nel Pugno, risultammo assolutamente determinanti perché questo avvenisse.

Dal milione di voti della Rosa nel Pugno; e da quel mezzo milione di almeno di voti liberali e laici, Radicali che furono trasportati (e non solamente portati) dal voto berlusconiano o dall’astensione all’Unione, a Romano Prodi. Per pochissimo bastammo: 24.000 voti! Mi sono convinto a presentarmi come candidato alla Segreteria del PD, pochi giorni fa, quando ho temuto che i disastrosi sondaggi – pressoché senza precedenti – per il Centro-sinistra e il suo Governo potessero non più consentire un effettivo e tempestivo recupero. Se ciò accadesse, secondo il mio giudizio, avremmo nel Paese, già senza forza democratica e con uno Stato di Diritto irriconoscibile e debilitato, un vero “salto nel buio”. Occorre assolutamente ritrovare forza di attrazione e di convinzione liberale, socialista, laica, radicale, democratica, federalista, nonviolenta, sia nell’altro schieramento, sia nel popolo degli sfiduciati, dei delusi, dei non-garantiti, degli impoveriti che abbondano in Italia.

Credo di potere essere utile. Con la mia storia, i miei compagni radicali che lo vorranno e potranno, se queste “Primarie (così diverse e strane se le confrontiamo a quelle che le ispirano, amerikane se non erro) riusciranno ad essere annunciatrici, per i modi in cui si consentirà loro di svolgersi, di una politica riformata, democratica, nei mezzi e nei metodi usati, che pre-figurano e condizionano gli obbiettivi, le “ragioni”, gli esiti che si professa di perseguire.

Voci mi preannunciano per stasera stessa la “bocciatura”. Lotterò con ogni forza contro di essa, mi appellerò alla coscienza contro l’incoscienza e alla ragionevolezza delle centinaia e centinaia di migliaia di italiani che – molto spesso in contrasto con i dirigenti dei loro partiti, che furono non di rado i vostri – hanno votato, comunque, “vincendoli” o no, i nostri referendum durante vent’anni.

Ma ho un motivo, aggiunto e nuovo, ben più di quanto non crediate per essere sereno, felice di questa nuova tappa della storia radicale: da Cavallotti e Romolo Murri, passando per i Salvemini, Don Sturzo i Croce e gli Einaudi e E. Rossi e i Rosselli, e Gobetti e Spinelli e i “cattolici” De Gasperi, Adenauer, Shuman, e i tanti comunisti come Terracini, i Fausto Gullo, e quelli che percorsero per un secolo il “cammino della speranza”, nella giustizia, nella libertà, nella democrazia troppo spesso invano, tragicamente… Di questa storia Radicale, per la quale ho (e ci si offre a noi e a voi tutti) al fianco di EMMA BONINO, come io al suo.

Aggiungo a mò di allegati a questa dichiarazione di intenzioni e di motivazioni, alcuni appunti. Che ricordano, ma benissimo li conoscete, nostre attuali convinzioni e obiettivi Radicali.

Nel formarsi del Partito Democratico, se sarò eletto, non saranno altro che temi proposti come sviluppi possibili, al pari di altri (come quelli dei “ Coraggiosi” o quelli dei Riformisti di Destra), del Manifesto di Riferimento per candidati e eletti di questo processo formativo verso il 14 ottobre.


CAPITOLO VII: GLI OBIETTIVI

Politica interna

1. Più libertà di lavoro e di impresa, più Welfare, meno assistenzialismo e corporativismo;

2. Riforma anglosassone delle istituzioni, abbattimento dei costi della partitocrazia, anagrafe degli eletti

3. Giustizia giusta e responsabile; no all'impunità delle prescrizioni, sì all'amnistia

4. Laicità dello Stato, libertà di ricerca e di terapia, riforma diritto di famiglia

5. Contro il dissesto idrogeologico: legalità, energie rinnovabili, rivoluzione urbanistica e demografica

6. Rivoluzione digitale per le libertà individuali

1- Reddito minimo garantito e più investimenti per la formazione; Abolizione del sostituto d'imposta per i lavoratori dipendenti; Pensioni minime a 65 anni - anche per le donne, da accompagnare con misure di sostegno alla famiglia, un aumento significativo di asili nido e dell'assistenza abitativa che rendano conciliabile, specialmente per le donne, il lavoro con la vita privata e facilitare la mobilità nel territorio - accelerazione passaggio a metodo contributivo; abolizione trattenuta automatica iscrizione Sindacati; democrazia sindacale; abolizione del contratto collettivo nazionale; fuori le partecipazioni statali da Confindustria, liberalizzazioni dei servizi, anche a livello locale; abolizione monopoli Ordini professionali; abolizione cassa integrazione straordinaria; abolizione art. 18 Statuto lavoratori; Abolizione del valore legale titoli di studio. Non emendabilità della finanziaria.

2- sistema uninominale maggioritario a un turno, Camera dei deputati composto in ragione di 1 deputato ogni 100.000 abitanti. Senato Federale composto in ragione di 5 senatori per ogni Regione. Presidenzialismo, federalismo (anche fiscale) e rigoroso controllo di spesa delle Regioni e degli enti locali. Abolizione del quorum referendario. Abolizione finanziamento pubblico ai partiti e sostituzione con rimborsi parziali delle spese effettive, soppressione comunità montane, accorpamento comuni minori e creazione delle Aree metropolitane; riduzione del 30% in due anni e del 50 % in cinque anni la spesa pubblica destinata a gettoni, stipendi, emolumenti per un esercito di amministratori locali, manager pubblici, consiglieri e consulenti; "anagrafe degli eletti", con schede individuali immediatamente visibili e consultabili su ogni atto istituzionale (votazione, documento,…) e presenza di parlamentari e eletti a ogni livello, situazione patrimoniale, immobiliare, finanziaria, fiscale, societaria, i suoi incarichi remunerati. Legge attuativa dell'art 49 della Costituzioni per la democraticità dei partiti e per la trasparenza e pubblicità di dibattiti, decisioni e bilanci.

3 - Responsabilità civile dei magistrati. Separazione delle carriere tra giudice terzo e pubblica accusa. Limiti alla carcerazione preventiva. Riforma del sistema elettorale in senso uninominale del Consiglio Superiore della Magistratura. Sistemi di valutazione nella progressione delle carriere dei magistrati. Attuazione effettiva della finalità rieducativa della pena; abbattere il numero di processi che vanno in prescrizione; amnistia per ridurre di almeno un terzo il carico processuale della Amministrazione della Giustizia; abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale; abolizione incarichi extra giudiziari ai magistrati

4 - Divorzio breve, Pacs, abolizione del Concordato del 1984 e del Trattato del 1929, abolizione della legge sull'8 per mille, abolizione di tutti gli sgravi ed esenzioni fiscali riconosciuti alle confessioni religiose in quanto tali, abolizione immissione diretta insegnanti religione da parte della CEI, no al finanziamento scuole confessionali, Libertà di ricerca sulle staminali embrionali, RU 486, aborto anche nelle strutture private, libero accesso a contraccettivi inclusa pillola del giorno dopo; Abolizione della legge Fini-Giovanardi e legalizzazione dei derivati della cannabis, sperimentazione della somministrazione controllata di eroina; autodeterminazione del paziente e testamento biologico vincolante; regolamentazione eutanasia; Abolizione legge 40 sulla fecondazione assistita, legalizzazione prostituzione.

5 - Piano energetico nazionale con priorità investimenti su fonti energetiche rinnovabili riassetto idrogeologico; recupero dei centri storici; sviluppo dei Parchi; "rottamazione" dell'edilizia post-bellica non di qualità; investimenti su viabilità pubblica con priorità a trasporti su rotaia e elettrici; promozione politiche internazionali per il "Rientro dolce" della popolazione a due miliardi di abitanti in poche generazioni

6 - Abolizione della legge Urbani che criminalizza peer-to-peer e filesharing; no alla brevettabilità del software; libera circolazione di idee per la promozione della conoscenza e della creatività: abolizione monopolio SIAE, riduzione a 20 anni dei diritti d'autore. Digitalizzazione di archivi pubblici e RAI da rendere liberamente divulgabili i lavori istituzionali, a partire dal Parlamento, e accessibili anche in modalità peer-to-peer; accesso aperto alla letteratura scientifica e ai risultati della ricerca scientifica finanziata con denaro pubblico. Mettere a disposizione gratuitamente tecnologie che già oggi possono restituire libertà di parola, di lettura e di comunicazione a persone con disabilità; disponibilità dei libri in versione digitale per disabili e non vedenti.

Politica estera

1- Si’ alla Patria Europea, No all’Europa delle Patrie: per la riforma in senso federale dell’Unione Europea e per il suo allargamento alla Turchia e ai paesi democratici del Mediterraneo impegnati nella riforma democratica delle loro istituzioni; per l’allargamento dei diritti civili e politici, e quindi degli istituti di democrazia diretta, a partire dal referendum europeo, per tutti i cittadini, contro le illusioni nazionaliste.

2- Promozione della democrazia, della pace e dei diritti umani in tutto il mondo: Impegno a sostegno dell’iniziativa della Comunita’ delle Democrazie (verso l’istituzione dell’“Organizzazione Mondiale della e delle Democrazie”) per rafforzare la collaborazione istituzionale e le alleanze internazionali tra i paesi democratici contro il riemergere degli autoritarismi, dei nazionalismi e dei protezionismi. In particolare, occorre lavorare per rafforzare in sede ONU il Gruppo dei Paesi Democratici (Democracy Caucus) quale possibile esempio di un multilateralismo capace di promuovere la pace e la democrazia attraverso l’affermazione del rispetto dei diritti umani sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata ormai nel lontano 1948.

3- Riforma dell’ONU: solo un’alleanza tra i grandi paesi democratici puo’ garantire una riforma davvero “democratica” dell’ONU, a partire da quella in senso federale dei gruppi regionali che la compongono. Per quanto riguarda la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, occorre tenere conto dell’emergere a livello internazionale della crescente importanza di gruppi regionali che sono sottorappresentati all’interno dell’unico organismo globale che ha potere decisionale sulle questioni relative al “mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”. Per questo e’ ormai anacronistica, anche all’interno del Consiglio di Sicurezza, l’assenza di un seggio europeo e la presenza come membri permanenti con potere di veto di Francia e Gran Bretagna.

4- Basta soldi ai dittatori e lotta alla poverta’ a livello globale: aumento del budget della cooperazione italiana allo sviluppo (prima fase: fino all’obiettivo dello 0,33%, e poi fino allo 0,7%), e contestuale messa in discussione degli accordi economici e di cooperazione con quei paesi che non applichino le clausole relative al rispetto della libertà, della democrazia, dei diritti umani e dei diritti civili. No alle politiche di embargo commerciale totale poiché il commercio favorisce la conoscenza reciproca degli stili di vita e delle culture, minando alla radice le società chiuse e autoritarie.

5- Conversione delle spese militari in spese e strutture civili: conversione, all’interno dei bilanci della Difesa, di fondi attualmente impiegati per attivita’ militari in “armi di attrazione di massa”, cioe’ per attivita’ radiofoniche, televisive e telematiche a favore della promozione della libertà di informazione, dei diritti umani e della democrazia.

6- Moratoria universale pena di morte: approvazione entro la fine dell’anno della prima risoluzione per la Moratoria Universale da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU.

7- Tribunale penale internazionale: sul piano interno, adeguamento normativo italiano allo Statuto della Corte; sul piano internazionale, sostegno politico ed economico all’operatività effettiva della giurisdizione internazionale a partire dalle indagini in corso in Darfur.

8- Oppio Afgano: porre fine al proibizionismo sull’oppio in Afghanistan per consentire la produzione di farmaci di cui il paese ha estremo bisogno, e ridurre cosi’ in modo consistente i profitti delle organizzazioni criminali e terroristiche che destabilizzano quel paese.


CAPITOLO VIII: IL RICORSO

"Se i garanti del Pd rigetteranno il ricorso di Marco Pannella per la corsa alla segreteria del Pd i radicali si rivolgeranno al tribunale civile per chiedere la sospensione delle primarie del 14 ottobre. Il legale di Pannella, Giuseppe Rossodivita, che lo ha accompagnato questa mattina nella sede dell'Ulivo a piazza Santi Apostoli, spiega ai giornalisti quali saranno i prossimi passi da compiere sulla vicenda del rifiuto della candidatura del leader radicale. "Il comitato dei Garanti si riunirà alle 14 ma quando l'avranno letto non capiranno nulla lo stesso", dice ironico Pannella lasciando la sede dell'Ulivo, "scherzo - spiega - perchè io sto qui solo per scherzo".

L'avvocato invece spiega su quali basi è stato presentato il ricorso al Collegio dei Garanti presieduto da Virginio Rognoni. "Si tratta di un ricorso sotto il profilo tecnico - spiega l'avvocato - che censura la violazione del regolamento quadro che disciplina le elezioni sia per l'Assemblea costituente che per la segreteria nazionale". Il legale di Pannella contesta in primo luogo "la violazione per carenza di potere dell'ufficio tecnico amministrativo nazionale che avrebbe dovuto verificare solamente la bontà formale della documentazione e non fare una valutazione politica, in secondo luogo il regolamento esclude che fosse necessario dichiarare lo scioglimento della forza politica per candidarsi". La decisione arriverà entro 24 ore. Alle 14 il collegio si riunirà per valutare il ricorso di Pannella, che verrà convocato nel pomeriggio per conoscerne il risultato.

"Se lo rigettano - annuncia Rossodivita - ci potremmo rivolgere al tribunale civile e chiedere la sospensione delle primarie".


CAPITOLO IX: L'ATTESA

Il leader radicale Marco Pannella è stato 'audito' dal collegio dei garanti del Partito democratico, presieduto da Virginio Rognoni, a Santi Apostoli. Un incontro richiesto da Pannella e centrato sul ricorso fatto dall'esponente radicale contro la sua esclusione alle primarie del 14 ottobre. "Sono stato audito per cortesia e adesso attendiamo il responso", spiega Pannella al termine dell'incontro durato circa un'ora.

Ai giornalisti che chiedevano quando, a suo parere, si saprà qualcosa, Pannella ha risposto: "Credo che decideranno entro stasera. Cosa? Non lo so. Il problema vero è se decideranno come esponenti della destra storica, che hanno un'attenzione alle regole diversa, oppure no".

Pannella ribadisce la sua intenzione a entrare nel Pd: "Mentre i socialisti della Rosa nel Pugno hanno subito detto di non essere interessati, io ho sempre detto una cosa diversa e cioè che se me lo chiedono, io vorrei entrare nel Pd".

Pannella conferma, inoltre, l'intenzione di fare appello al Tribunale civile per sospendere le primarie del Partito democratico. "In una situazione del genere tutto quello che è possibile fare, va fatto".


CAPITOLO X: IL RESPONSO

Depositato in segreteria in data 3 agosto 2007 ore 11:35

Il Collegio dei Garanti del Comitato 14 ottobre, riunitosi in data 2 agosto 2007 alle ore 14 presso la sede dell’Ulivo in piazza SS. Apostoli 73, Roma, ha preso in esame il ricorso dell’on. Marco Pannella contro la decisione dell’Ufficio tecnico-amministrativo nazionale (UTAN) che ne ha dichiarato inammissibile la candidatura a Segretario nazionale del Partito Democratico. Insieme al ricorso il Collegio ha esaminato tutta la documentazione correlata e comunque presentata dall’interessato a corredo e sostegno della candidatura.

Successivamente, su richiesta dello stesso Ricorrente, il Collegio ha proceduto alla sua audizione.

L’on. Pannella ha ampiamente illustrato i meriti democratici della sua storia politica che sono alla base della domanda di partecipazione all’elezione del segretario nazionale del nuovo Partito.

(...)

Le condizioni per le quali non è ammissibile la candidatura sono pertanto: a) l’appartenenza ad una forza politica; b) la notorietà di detta appartenenza; c) la circostanza che detta forza politica non sia riconducibile al progetto del Partito Democratico.

Per sua stessa ammissione l’on. Pannella appartiene all’area del Partito radicale; è un fatto notorio, innegabile, pacifico; e non si tratta di mera ispirazione ideale, seppure di grande forza e intensità.

Tale appartenenza, anche da ultimo, si è estrinsecata in formali atti di rappresentanza politica e di riferimento elettorale, come la sua militanza nel Partito della Rosa nel Pugno. Di più: basti pensare alla sua partecipazione, come esponente del Partito Radicale, di concerto con le rappresentanze parlamentari della Rosa nel Pugno, alle consultazioni del Quirinale per la soluzione della crisi di governo nello scorso febbraio.

La “notorietà” di questa appartenenza impone di considerare la “riconducibilità” di cui all’art. 7 come condizione di ammissibilità della candidatura a Segretario nazionale, non solo alle intenzioni del candidato, ma agli atti e alle scelte del suo partito o della sua area di appartenenza. Diversamente non risulterebbe chiaro il rapporto fra partito ed elettore, né univoca l’adesione al progetto del nuovo partito; ci sarebbe un’ambiguità, anche solo oggettiva, di cui non può assolutamente soffrire la Segreteria nazionale di un partito, nel suo sforzo di interpretazione e richiamo del consenso popolare.

Bisogna quindi riflettere su questa “riconducibilità”. A questo proposito, non si può non ricordare che il Partito Democratico nasce con l’Ulivo; è lì che comincia il lungo percorso verso il nuovo Partito e prosegue per tappe successive di grande rilevanza, quali, da ultimo, la costituzione dei gruppi dell’Ulivo in Parlamento; la presentazione del Manifesto per il Partito Democratico; la nascita spontanea di comitati per il Partito nuovo; la celebrazione di congressi di partito che hanno deciso lo scioglimento delle rispettive organizzazioni; la programmata elezione dell’Assemblea costituente e del Segretario nazionale del nuovo Partito.

Bene, sia il Partito Radicale che la Rosa nel Pugno, non hanno condiviso questo processo; si sono presentati, anche nelle competizioni elettorali, in modo distinto e concorrente rispetto al progetto dell’Ulivo - Partito Democratico, pur partecipando - come in questa fase - con indubbia efficacia e grande lealtà alla maggioranza di governo. Alleati, certamente, all’interno dell’Unione, ma non coinvolti, sia obiettivamente che nella comune percezione dei cittadini, verso la confluenza unitaria in un partito nuovo, nel Partito Democratico.

Di qui l’inevitabile conseguenza che la notoria appartenenza e militanza in un forza politica diversa da quella dell’Ulivo non è riconducibile al progetto dell’Ulivo - Partito Democratico. Lo spirito e la lettera del regolamento rendono dunque impossibile dichiarare ammissibile la candidatura dell’on. Pannella a Segretario nazionale del Partito Democratico.

Per questi motivi il Collegio unanime respinge il ricorso.


CAPITOLO XI: ANDARE AVANTI

"Ce n'est que un debut. Noi andiamo avanti". Marco Pannella riprende un motto sessantottino per spiegare che la sua battaglia per "salvare il Pd da se stesso", non si conclude con il no del collegio dei garanti al suo ricorso dopo l'esclusione dalle primarie del 14 ottobre. Ribadisce che non ha intenzione di mollare e non esclude l'ipotesi di un ricorso al Tribunale civile per chiedere la sospensione delle primarie. "Alla faccia del partito aperto!", attacca. La sentenza di questa mattina nei suoi confronti ha invece dimostrato che "a loro avviso solo chi è dentro l'Ulivo ha i titoli per partecipare al Partito Democratico".

Per combattere questo stato di cose, assicura, "la determinazione ad andare avanti anche con gli strumenti giuridici possibili, è politicamente molto forte". Una tra le vie, conferma il leader radicale, sulla quale sta lavorando il legale del partito di via di Torre Argentina, Giuseppe Rossodivita, è quello di rivolgersi al tribunale civile per richiedere la sospensione delle primarie. "Siamo dei secchioni - sorride Pannella - e Rossidivita sta studiando, tra l'altro, anche questo. Mi sembra assai probabile che prenderemo un'iniziativa giudiziaria che potrebbe essere anche quella dell'utilizzazione dell'ex articolo 700 per tutelare un bene da un male".

Anche se, ironizza, "si staranno già informando su quale magistrato sarà di turno e dovrà essere interessato di questo...". Da Pannella arriva anche un appello a quanti, attraverso scissioni, da Mussi a Bordon a Manzione, hanno "lasciato perdere troppo presto" l'idea di cambiare le cose nel Pd. "La nostra iniziativa - sottolinea - renderà sempre più evidente che il nostro tentativo è necessario per evitare che il Pd nasca già putrefatto". "Dopo questa sentenza - osserva - riteniamo dimostrabile a coloro che si sono scissi, che sono andati via, che hanno avuto troppa poca fiducia il loro stessi, che è possibile evitare la nascita di un PD già putrefatto e mi pare una cosa doverosa".

In questo senso la Rosa nel pugno e i radicali possono essere, per Pannella, "un punto di raccolta". "Basta guardare gli svarioni - sottolinea - che ci sono anche nella sentenza di oggi per capire che il Pd non si trova, in questo, in una posizione di forza. Se il dibattito si fa, dico a loro, allora è vinto".

"Una delle motivazioni della sentenza dice in buona sostanza 'chi c'è stato c'è, chi non c'è stato per il lui il partito è chiuso', se non si è partecipato all'Ulivo, non si fa parte dei gruppi dell'Ulivo, non si è fatto questo percorso si è fuori, non ci si puo' candidare, non si ha diritto a farne parte". Lo sottolinea il ministro Emma Bonino durante una conferenza stampa convocata dai radicali dopo il no del collegio dei garanti del Pd al ricorso di Marco Pannella che era stato escluso dalle primarie. "Io trovo - aggiunge Bonino - che questa sia l'espressione più evidente della chiusura del Pd". "Se questo viene confermato - attacca il ministro - vuol dire che il Pd è chiuso alle oligarchie che finora hanno portato avanti questo processo".


CAPITOLO XII: IN TRIBUNALE

PANNELLA: RICORSO AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA CONTRO DS, DL E COMITATO 14 OTTOBRE PER L’ILLEGITTIMA E SCORRETTA ESCLUSIONE DELLA MIA CANDIDATURA A SEGRETARIO NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO. SIAMO DETERMINATI A RITENTARE IL SALVATAGGIO DELL’UNIONE E DEI SUOI GRUPPI DIRIGENTI, CONTRO I LORO STESSI COMPORTAMENTI, COME RIUSCI’ ALLA RNP E IN PARTICOLARE A NOI RADICALI PER LE ELEZIONI POLITICHE 2006.

Sui siti Radioradicale.it, Radicali.it, Rosanelpugno.it compare il testo integrale del ricorso ex Artt. 669 ter e 700 C.P.C. presentato al Tribunale Civile di Roma dall’ Avv. Giuseppe Rossodivita, Prof. Avv. Francesco Di Giovanni e Avv. Marco Mancini, il 9 agosto, per conto di Marco Pannella,

contro

Democratici di Sinistra, in persona del Tesoriere On. Ugo Sposetti;
DL - La Margherita, in persona del Sen. Luigi Lusi;
Comitato 14 Ottobre, ai sei membri dell’Ufficio di Presidenza.

Con tale ricorso (già integralmente conoscibile sui siti radicali suddetti) si richiede di AMMETTERE LA CANDIDATURA DI MARCO PANNELLA ALLA CARICA DI SEGRETARIO NAZIONALE POLITICO DEL COSTITUENDO PARTITO DEMOCRATICO LE CUI ELEZIONI SI TERRANNO IL 14 OTTOBRE 2007.

Marco Pannella – nel darne stamane alle 9 l’annuncio da Radio Radicale – ha preannunciato che, d’intesa con il direttore Massimo Bordin, la consueta trasmissione domenicale che si terrà dalle 22 alle 24 su RR sarà in buona parte dedicata ad illustrare ragioni ed obiettivi di questa iniziativa giudiziaria.

Marco Pannella, comunque, ribadisce quanto già affermato a RR in questi giorni: come di già per le elezioni politiche, occorre assolutamente difendere da limiti, errori e metodi letteralmente suicidi per coloro che stanno manifestamente riducendo il LORO Partito Democratico ad un simulacro, ad una sostanzialmente disperata manovra di Potere, che produce solamente scissioni, amputazioni ideali e politiche, mera fusione di apparati, residuati di drammatici errori storici.

“Mi auguro – ma questa volta è difficile sperarlo – di riuscire a salvare innanzitutto dai loro stessi comportamenti e cecità, i “convocatori” della “Costituente” del 14 Ottobre. Questo obiettivo riuscì – quasi miracolosamente – per le elezioni del 9-10 aprile 2006, quando l’Unione compì l’exploit di dissipare il proprio elettorato fino a riportare un milione di voti in meno della Casa della Libertà, con una disastrosa campagna pre-elettorale ed elettorale, prevalendo alla fine con 24 mila voti grazie all’apporto di quasi un milione di voti della Rosa nel Pugno, in particolare per l’iniziativa radicale che riuscì a trasferire centinaia e centinaia di migliaia di voti liberali, cattolico-liberali, laici e socialisti dal centro-destra al centro-sinistra…”.

“L’iniziativa giudiziaria dimostra in modo incontrovertibile il comportamento gravemente scorretto e chiaramente illegittimo dell’Ufficio Tecnico Amministrativo Nazionale e dei Garanti dell’Ufficio di Presidenza del Comitato 14 Ottobre, che hanno respinto la mia candidatura con patente violazione delle norme che DS, DL e il Comitato 14 Ottobre si erano dati; dimostra anche che per realizzare obiettivi inconfessati diventa ben presto necessario usare metodi e mezzi indebiti per non dire indecenti”.


CAPITOLO XIII: LA RISPOSTA

Anch’io, naturalmente, rispetterò (e come potrei fare altrimenti?) le decisioni del Giudice, come ribadisce Luigi Berlinguer. Ma comprendo benissimo che nella situazione di regime oligarchico e partitocratico italiano, rendermi giustizia, rendermi cioè quel che le norme fissate da DS e DL e… dal “processo Costituente” e di elezione del Segretario Nazionale del Partito Democratico, comporterà coraggio e capacità quasi da eroe e di straordinaria intelligenza e rispetto di lettera e di spirito delle norme e dei principi generali del diritto violati. Infatti di grande rilievo sarebbero le conseguenze politiche, di straordinario valore civile e istituzionale.

Comunque, sono – ahimè – convinto che la norma invocata da Luigi Berlinguer assolutamente non esista. Tutto sta a se si abbiano o no concezioni moderne, liberali e costituzionali o invece altre, non democratiche, non costituzionali e non liberali su quel che sono i “partiti”. D’altra parte Luigi Berlinguer dovrebbe tenere in qualche considerazione un fatto storico in Italia: circa 700 parlamentari, deputati, senatori, parlamentari europei, eletti da liste di altri partiti, hanno per un totale di oltre 2200 volte preso la tessera “di due partiti diversi”, quello di loro prima iscrizione e l’altra di uno dei soggetti politici radicali.

Inoltre io ho incarichi dirigenti effettivi e formali nel solo Partito Radicale Transnazionale e non (ripeto non) nazionale, come evocato dalla norma – anche e soprattutto per altri motivi assolutamente infondata – da Luigi Berlinguer, per il quale confermo la mia stima e, se permette, la mia amicizia.


CAPITOLO XIV: PRIMARIE BIDONE

PD, PANNELLA: UN APPELLO A TUTTI I PARLAMENTARI CONTRO LE "PRIMARIE BIDONE". ASSICURARE CHE LA CAMPAGNA PER LE PRIMARIE NON SI TRASFORMI IN UNA SURRETTIZIA CAMPAGNA DI ISCRIZIONI A UN PARTITO SENZA CONTRADDITTORIO

"Vorrei dire una cosa spiacevole - ha dichiarato Marco Pannella in apertura della consueta conversazione su Radio Radicale con il direttore Massimo Bordin - In realtà tutta questa storia delle primarie serve a convincere il maggior numero di italiani ad iscriversi, perchè votare alle primarie comporta l'iscriversi - alla modica somma di 5 euro - al PD. Occorre che questo sia chiarito".
"Primarie bidone", le definisce Pannella, sia per le differenze che le distanziano dal modello anglosassone, sia per la sua esclusione che dimostra come "more solito, more regime, la legalità scritta è scritta solo per essere tradita".

"Voglio fare un appello a tutti i parlamentari democratici - ha aggiunto il leder radicale - ed in particolare a quei compagni che hanno già fatto due o tre sccissioni da questo partito costituendo: datevi da fare un po'. Sarebbe ad esempio importante se 100, 200 parlamentari di destra e di sinistra rivolgessero ufficialmente una diffida al garante della comunicazione, alla presidenza delle camere, al capo dello Stato e alla Rai tv, chiedendo che venga sempre precisato che questa è una campagna di iscrizione al Partito Democratico, fatta in modo surrrettizio. Vorrei che i compagni di Sinistra Democratica e poi anche Bordon, Manzione e tanti altri, a questo punto si associassero a questa diffida, perchè questa iniziativa non si risolva con una turlupinatiura della legge, della democrazia e – assolutamente – anche della buona fede che può essere indotta dal "dibattito tra i candidati".
"E' chiaro che a questo punto vorremmo rincuorare e rianimare tutti i compagni della Sinistra Democratica, assieme anche a quelli che possono onestamente - da destra - avanzare la stessa richiesta, per investire tutte le autorità dello stato per chiedere che non vi sia la campagna di iscrizioni chiamata "dibattito" tra Veltroni, Letta e Bindi ma ci sia lo spazio tra coloro che fanno la campagna d'iscrizioni a quel partito e coloro i quali sono ad esso contrari".

PANNELLA: CONTRO NUOVA UNITA' NAZIONALE TRA PD E PDL UN APPELLO ALLA SINISTRA DEMOCRATICA E AI LIBERALI E SOCIALISTI PER COMUNI BATTAGLIE DI "ESTREMA SINISTRA LIBERALE"

"Una volta che si saranno riavvicinati elettoralmente, il PD e il PdL, allora potremo davvero attenderci un'altra politica di unità nazionale

tutt'altro che riformatrice". Così Marco Pannella, leader storico dei radicali, ha descritto - nel corso della consueta conversazione settimanale ai microfoni di Radio Radicale - un possibile scenario della politica italiana. "Ci vuole una estrema sinistra liberale per conquistare all'Italia innanzitutto il welfare, per farlo divenire il welfare degli negletti, dei più poveri e deboli". "Un atteggiamento il

più alternativo e di sinistra, certo di sinistra liberale ma quindi – nella mia accezione – socialista", è quanto chiede l'europarlamentare radicale, l'unico modo per opporre "il senso dello stato di diritto della Destra Storica" all'interesse "del Partito della Libertà e del Partito Democratico di governare assieme il paese. E assieme non faranno né riforme civili ed umane (quindi Pacs, Dico...) né altro".

"La questione che vorrei sottolineare - ha spiegato Pannella - è che noi radicali abbiamo sempre fatto campagna sul fatto che nel nostro

paese abbiamo il 17%-20% di disoccupati assistiti, a fronte del 60% nel Regno Unito e del 45% in Francia. In Italia dobbiamo conquistare il "welfare to work" innanzitutto. Nello spirito liberale e socialista del welfare, di Lord Beveridge e del Parito laburista, c'era proprio l'attenzione ai più indifesi. Questo in Italia dobbiamo conquistarlo.
Perchè è vero che il sindacato è un sindacato di pensionati - soprattutto - ma è vero pure che questi pensionati sono iscritti d'ufficio, in busta paga con trattenuta, e che sono i pensionati con pensioni da famne, le peggiori in Europa. Questo vorrei dire a Salvi, a Pasqualina Napoletano e a tanti altri compagni di sinistra con doppia tessera anche se certo, come Partito Radicale Nonviolento Transnazionale in quanto tale, non ci pronunciamo su tali questioni. Però discutiamone, come sulla politica estera e sulla pace".


CAPITOLO XV: PRIMA (ED ULTIMA) UDIENZA

La prima sezione civile del Tribunale di Roma, presieduta dal giudice Franca Mangano, si è riservata sul ricorso presentato dal leader dei radicali Marco Pannella contro la sua esclusione dalla costituzione del Partito democratico, che gli avrebbe permesso di partecipare alle primarie del 14 ottobre.

Il pm Salvatore Vitello, per la Procura, ha chiesto la inammissibilità del ricorso perché è assente la lesione di un diritto.

L'avvocato di Pannella Giuseppe Rossodivita ha invece spiegato: "Chiediamo il rispetto delle regole, il Pd a tutt'oggi non esiste e riteniamo che debba essere preso come riferimento lo schema giuridico dell'offerta al pubblico. Inoltre - ha proseguito - i rappresentanti del Pd hanno spiegato che Pannella e l'area radicale non sono compatibili con lo stesso Partito democratico. Forse è il caso di farne un problema politico".

L'avvocato Rossodivita, per i Radicali, aggiunge poi: "Non vale l'opposizione fatta nella loro memoria dai rappresentanti di Ds, Margherita e del 'Comitato 14 ottobre', perché l'articolo 7 comma 4 dello statuto definisce la partecipazione allo stesso nascente organismo. Ebbene lo ripeto: il Pd ancora non esiste. Non si può dire, quindi, che non vi si partecipa se fino ad oggi c'è ancora la possibilità di concorrere per le primarie".

Il parere di "inammissibilità" espresso dal pubblico ministero delegato per gli affari civili, Salvatore Vitello, è invece - secondo il senatore Luigi Lusi dell'Ulivo, che ha partecipato all'udienza di stamane - la "conferma di come l'appello dei Radicali era insidioso, scivoloso". "Insomma - ha continuato Lusi - non si può affermare, come il leader Radicale ha fatto, che la sua candidatura era personale, se tutti i riferimenti forniti dai suoi promotori sono interni allo stesso partito Radicale che inoltre non ha mai aderito al processo avviato da Ds e Margherita". Vitello ha anche spiegato davanti al giudice Mangano che non aveva titolo a comparire, dal punto di visto giuridico, anche lo stesso 'Comitato 14 ottobre'.

Alla luce degli appunti mossi dal magistrato, il legale dei Radicali ha presentato una istanza d'integrazione del ricorso al tribunale civile, qualora se ne ravvedessero le ragioni per la valutazione dell'appello nel suo complesso.


CAPITOLO XVI: CICLO VIZIOSO

"Se la giustizia non riconoscerà questo fatto incontestabile sul piano giuridico e tecnico (cioè la sussistenza delle condizioni per la candidatura alle primarie del Pd - n.d.r.) vorrebbe dire che il Pd passa attraverso una flagrante ripetizione delle caratteristiche di questo regime che si basa sulla pratica rigorosa della illegalità, con poche eccezioni".

Lo ha detto intervenendo a Radio Radicale Marco Pannella, intervistato sull'esito dell'udienza tenutasi questa mattina presso il tribunale civile di Roma per discutere il suo ricorso contro l'esclusione dalle primarie del Pd.

"Il problema che noi abbiamo posto - ha detto Pannella - è se la mia candidatura fosse o no compatibile con le regole fissate per essere candidato. Le regole fissate per essere candidato mi davano al 100% gli stessi connotati degli altri candidati ammessi, per il momento, e in particolare questo è comprovato dal fatto che da allora, cioè dal deliberato con il quale mi si è negata la candidatura, portano fuori una marea di obiezioni che non hanno nulla a che fare con le regole. Prima della Bolognina i nostri rapporti con Occhetto erano stati molto positivi e L'Unità pubblicò una mia lettera nella quale dicevo che se Occhetto avesse chiamato il nuovo soggetto politico Partito o Federazione Democratica mi sarei immediatamente iscritto al Pci, in corso di trasformazione anche come nome. Da questo punto di vista è evidente tutta la marea di cazzate che stanno sparando, cioè che dovevo sciogliere il partito, che la mia candidatura sarebbe emulatoria, cioè provocatoria. L'unica provocazione che ho fatto è stata rispettare le regole che si sono dati, da nonviolento. Si rileggano la mia dichiarazione programmatica su quello che avrei fatto se eletto segretario del Pd. Le obiezioni che mi vengono fatte non hanno nulla a che fare con il regolamento che dovevamo rispettare. Se la giustizia non riconoscerà questo fatto incontestabile sul piano giuridico e tecnico, e non mi pare che lo abbiano contestato in udienza, vorrebbe dire che il Pd, quando si arriverà a costituirlo, passa attraverso una flagrante ripetizione delle caratteristiche di questo regime che si basa sulla pratica rigorosa della illegalità, con poche eccezioni. Io invece credo che potrei rappresentare davvero il fatto nuovo di un partito importante che si basa sulla difesa della legalità, sull'affermazione della nonviolenza e delle tradizioni migliori della sinistra in Europa, nel mondo e anche in Italia. Un fatto convalidato in tutti i nostri referendum dal voto del popolo comunista e di gran parte di quello cattolico, diversi dagli atteggiamenti dei rispettivi vertici".

Quanto al sostegno di Parisi al suo ricorso, "credo - dice Pannella - che Parisi, da padre di questo progetto, si stia accorgendo che malgrado la sua battaglia e la sua posizione, gli hanno sostituito il bambino Pd in culla con un partito tradizionale del nostro regime e quindi dice pubblicamente che io ho i connotati richiesti per essere candidato pienamente alla segreteria del Pd come gli altri. Di questo lo ringrazio molto".


CAPITOLO XVII: PROVE DELL'ESISTENZA DI UN REGIME

PANNELLA: L'EVENTO È ARRIVATO; MA CON BEPPE GRILLO. NON CON LA GEMELLARE IMPOSTURA CON CUI SI CERCAVA DI TRASFORMARE I FUNERALI DELLE DUE COMPONENTI DEL REGIME, UNO GIÀ AVVENUTO, L'ALTRO SUL PUNTO DI ESSERLO, IN MEMORABILI CERIMONIE NUZIALI, BATTESIMALI, EPIFANICHE.

GRILLO, PIAZZA, RETE ESPLODONO CONTRO STATO FUORI-LEGGE, REGIME ANTI-DEMOCRATICO. POI: RIFORMA POLITICA, ISTITUZIONALE, PER LA RELIGIONE LAICA DELLA LIBERTÀ E DELLA GIUSTIZIA

...e per ora, per salvarsi, a suon di grancassa, ci stavano gabellando con due estreme, gemellari imposture: le nascite del "Partito Democratico" e del "Partito della Libertà", tentando di fare così di due funerali inevitabili, già avvenuti, due memorabili cerimonie nuziali, battesimali, epifaniche. Un Evento, insomma, "storico, epocale" andavano contandosi, queste Rane.

Ormai l'affare è di qualche settimana, al massimo. Ci sono sempre, in caso di necessità, parti cesarei, no? Ma le illusioni che si illudevano di ridestare gli sono alla fine esplose nelle mani.

In rabbia, dileggio, rivolta, nausea, festa popolarissima, populistissima. Così l'Evento davvero c'è, c'è già stato: sono, siamo, i gonzi, l'Evento. Il popolo bue, detto "sovrano", col proposito di "distruggerli", con gogne, carrette falò, con l'urlo: "a morte mafie e mafiosi"... Solo che oggi sono: Rete, Piazze, Festa, rappresentazione tragico-comica, Beppe Grillo, insomma.

Quando un regime è esso stesso letteralmente un Fuori-legge; quando è antidemocratico, negazione strutturale e morale di uno Stato di Diritto; quando la realtà è compressa, esorcizzata, violenta, non resta ad un territorio, a un popolo, ad una persona che ribellarsi, che la Rivolta. Non resta che la materialità dell'esplodere.

Il "Partito Democratico", il "Partito della Libertà" ufficialmente , statutariamente non esistono ancora: ma già stanno preparando insieme, la Riforma "elettorale" condivisa. Sotto-traccia sono sempre più uniti, in fatti, misfatti, destinazione e destino: loro stessi sanno che: "Simul stabunt simul cadent!". e l'alternativa storica possibile sempre più sarà quella della nonviolenza, della piazza, della Rete, della vita del Diritto per il diritto alla vita.

THE END


IL REGIME HA VINTO, IL NOSTRO MARCO E' STATO ESCLUSO DALLE PRIMARIE! 

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COSI' PARLO' FRANKLIN
"Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza."

Benjamin Franklin

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